L’AQUILA – Non ci sarebbe nessuna stangata per L’Aquila con il federalismo fiscale, la riforma voluta dalla Lega Nord che deve ancora essere applicata.
Lo si evince da uno studio del Partito delle libertà, messo a punto dal vice capogruppo Osvaldo Napoli, che risponde allo studio del Pd, effettuato dal senatore Marco Stradiotto, secondo cui invece sarebbe proprio L’Aquila la città più penalizzata d’Italia da questa riforma.
Nel controstudio del Pdl, si sostiene che il comune aquilano e quello di Napoli, che secondo la proiezione del Pd era il secondo più penalizzato, avranno invece trasferimenti speciali.
“I dati presi a riferimento – sostiene Napoli – non sono i trasferimenti effettivamente fiscalizzabili, che la Copaff, la Commissione per l’attuazione del federalismo fiscale, non ha mai pubblicato Comune per Comune, ma le spettanze del Ministero interno. Bisogna infatti sottolineare che i trasferimenti suscettibili di fiscalizzazione sono solo quelli che presentano i caratteri della generalità e permanenza e che non riguardano inoltre i finanziamenti in conto capitale. La Copaff ha sempre lavorato sulla base di dati ripartiti su base regionale e non è mai stato prodotto uno studio riguardante i singoli Comuni”.
“Pertanto – sottolinea il vicepresidente dei deputati del Pdl – comparare i dati relativi alle spettanze che riguardano i singoli Comuni, che ribadisco non sono i trasferimenti fiscalizzabili, con il totale dei gettiti che potranno essere devoluti sulla base delle nuove imposte, quali tassa di registro, tasse ipotecarie ipef reddito fabbricati etc., è errato”.
Secondo lo studio del Pd, che verrebbe smentito da quello del Pdl, nella città dell’Aquila, che sta ancora facendo i conti con i problemi del post terremoto subirebbe un taglio drastico delle risorse, con un -66 per cento delle entrate, circa 26 milioni di euro: un crollo di introiti per le casse comunali legato al passaggio del trasferimento fiscale all’autonomia impositiva.
Insieme alla città dell’Aquila, tra le città più danneggiate dal punto di vista fiscale ci sarebbero Napoli (-61 per cento) e Messina (-59 per cento). Mentre tra i capoluoghi di regione, dopo L’Aquila e Napoli al terzo posto si classicherebbe Potenza (-59 per cento), seguita da Palermo (-55 per cento) e Catanzaro (-46 per cento).
Al contrario, il federalismo fiscale provocherebbe un vero e proprio boom nelle città di Olba (+180 per cento), Imperia (+122 per cento) e Parma (+105 per cento).
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