L’AQUILA – Non si placano i veleni dentro il Partito democratico dell’Aquila dopo le primarie nazionali e il congresso provinciale che ha riconfermato per acclamazione segretario l’uscente Mario Mazzetti, unico candidato in pista dopo il ritiro di Stefano Albano e Francesco Piacente dalla competizione.
Poco prima di Natale, infatti, in occasione dell’assemblea convocata ad Avezzano per l’elezione dei componenti della direzione provinciale, è andato in scena uno scontro tra la senatrice Stefania Pezzopane e lo stesso Albano, segretario democrat del capoluogo.
La parlamentare aquilana avrebbe voluto calibrare i “pesi” della direzione mettendoli a confronto con i risultati delle consultazioni che hanno incoronato come nuovo leader del Pd il sindaco di Firenze, Matteo Renzi.
La cosa non è andata giù a una fetta del partito che ha sottolineato come le due scadenze elettorali interne fossero slegate l’una dall’altra e rivendicato gli accordi pre-congressuali.
All’atto della presentazione delle candidature erano tre i concorrenti in lizza: Mazzetti, Albano e Piacente, assessore di Capistrello, ma questi ultimi due erano stati invitati a fare un passo indietro, in nome dell’unità piddina.
Una richiesta accettata ma mal digerita, che aveva scatenato la reazione di uno dei più convinti sostenitori della linea anti-Mazzetti, l’esponente celanese Loreto Ruscio, che aveva parlato di un “atto di regime della Pezzopane contro i giovani”.
“Ci sono state ingerenze e pressioni incredibili – aveva dichiarato Ruscio ad AbruzzoWeb – consumate nel corso di una riunione ristretta convocata proprio dalla senatrice alla quale hanno partecipato alcuni pezzi da 90 del partito”.
La situazione si era poi risolta anche attraverso l’indicazione delle “quote” spettanti alle singole fazioni e la promessa che entro il 2014 tutti avrebbero rimesso le loro cariche a disposizione dell’assemblea provinciale e proceduto alla riconvocazione di un nuovo congresso.
Quale garante dell’accordo, di cui viste le premesse andrà verificata la tenuta, è stato scelto l’ex consigliere comunale aquilano Fabio Ranieri, uno dei maggiori sponsor di Giuseppe Civati alle primarie, eletto presidente dell’assemblea: uno di quelli destinati a “far casino” al momento opportuno.
Quando la Pezzopane ha tentato quello che i suoi avversari hanno considerato un colpo di mano, Albano si è inalberato e ha richiamato i presenti all’intesa raggiunta lo scorso ottobre, quando a Mazzetti, ex sindaco di Carsoli non rieletto, è stato lasciato campo libero.
Qualche problema a entrare nell’organismo l’ha avuto pure il presidente della Gran Sasso Acqua, Americo Di Benedetto, colpevole di aver sbattuto la porta in faccia alla mozione del primo cittadino toscano all’atto della scelta dei candidati per l’assemblea nazionale, che lo ha visto fuori dai giochi nonostante fosse un renziano della prima ora e uno dei leader della corrente nell’Aquilano.
Per questo lui e altri si erano meritati l’appellativo di “gufi e sciacalli” rivolto dalla Pezzopane agli “scissionisti” subito dopo l’exploit di Renzi.
Alla fine Di Benedetto l’ha spuntata, ma per placare gli appetiti di tutti i soggetti in lotta è stato necessario ampliare il numero dei dirigenti provinciali dagli originari 50 a 76.
Nessun problema, invece, per i big: dai consiglieri regionali Giovanni D’Amico e Giuseppe Di Pangrazio, al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, di Sulmona, Giuseppe Ranalli, e di Pratola Peligna, Antonio De Vincentiis, passando per l’ex deputato Giovanni Lolli (come Cialente supporter alle primarie del secondo classificato, Gianni Cuperlo).
Della squadra fanno parte anche il coordinatore delle aree omogenee del “cratere” sismico, Emilio Nusca, i primi cittadini di Cerchio, Gianfranco Tedeschi, di Pizzoli, Angela D’Andrea, di Sante Marie, Lorenzo Berardinetti, e di Scanno, Pietro Spacone, la presidente dell’Aciam (l’azienda dei rifiuti marsicana), Lorenza Panei, l’ex assessore provinciale Michele Fina, attuale capo della segreteria del ministro per l’Ambiente Andrea Orlando, il capogruppo in Provincia, Enio Mastrangioli, e i consiglieri Pierpaolo Pietrucci e Fabrizio D’Alessandro, e la compagine degli assessori Pd al Comune dell’Aquila per intero: Emanuela Di Giovambattista, Pietro Di Stefano e Alfredo Moroni.
Nell’elenco, inoltre, figurano il capogruppo aquilano, Maurizio Capri, il capo di gabinetto di Cialente, Mauro Marchetti, il presidente della Comunità montana Peligna, Antonio Carrara, e qualche evergreen come l’ex consigliere regionale socialista ed ex sindaco di Sulmona Bruno Di Masci, che ha infilato nella direzione anche il figlio Alessio.
In chiusura un siparietto ha testimoniato come in casa Pd i nervi siano tutt’altro che distesi: nel pomeriggio era circolato un sms della Pezzopane e di Di Pangrazio che invitava una parte degli intervenuti a spostarsi in un altro locale per un “aperitivo renziano” di festeggiamento della vittoria, ma Albano ha fatto notare velenosamente che gli scambi di auguri non potevano essere appannaggio di una sola parte e che meglio sarebbe stato scambiarseli tutti insieme.
Dai rumors raccolti all’uscita pare che la Pezzopane se la sia legata al dito, la controprova si avrà nel momento della nomina della commissione di garanzia e della segreteria provinciale, dopo l’Epifania.
Segretario provinciale: Mario Mazzetti; presidente dell’assemblea: Fabio Ranieri; tesoriere: Roberto Spinosa.
Componenti: Enio Mastrangioli, Stefania Pezzopane, Massimo Cialente, Giuseppe Ranalli, Giuseppe Di Pangrazio, Giovanni D’Amico, Giovanni Lolli, Mimmo Bafile, Mario Schettino, Alessio Di Masci, Mattia Tedeschi, Michele Fina, Gilda Panella, Stefano Albano, Piergiorgio Leocata, Fabrizio D’Alessandro, Emilio Nusca, Angela D’Andrea, Barbara Loddi, Pierpaolo Pietrucci, Paolo Della Ventura, Maurizio Capri, Alfredo Moroni, Pietro Di Stefano, Emanuela Di Giovambattista, Monica Fulgenzi, Mauro Marchetti, Roberto Moretti, Valentina Raparelli, Melania Cavallaro, Americo Di Benedetto, Claudia Colacchi, Fabrizio Amatilli, Maddalena Angelucci, Augusto Barile, Lorenzo Berardinetti, Calvino Cotturone, Angelo Di Cosimo, Franco Di Giannantonio, Donatella Ercole, Emiliana Longo, Antonio Luciani, Velia Nazzarro, Lorenza Panei, Francesco Piacente, Romano Di Mattia, Giovanni Santilli, Rosanna Salucci, Stefania Salucci, Gianni Tuzi, Gianfranco Tedeschi, Alfio Di Battista, Pietro Spacone, Antonio De Crescentiis, Bisolina Saltarelli, Massimo Di Bartolo, Silvio Cappelli, Antonio Monaco, Antonio Carrara, Gianfranco Calcagni, Bruno Ballerini, Nicola Orfanelli, Fabio Ranalli, Antonella Fiordi, Bruno Di Masci, Luisa Leonarduzzi, Carmela Di Giacomo, Stefano Mikulak, Antonio Mastrogiuseppe, Luigi Liborio Liberatore, Danilo Grossi, Liborio D’Amore e Francesca Abriano.
ALBANO SMENTISCE LA LITE MA LE TENSIONI RESTANO
“Non è come dice AbruzzoWeb, non ce l’avevo con Stefania Pezzopane, ma con chi aveva innescato tensioni inutili. La cosa si è chiusa in modo molto tranquillo e sereno, come sempre. Quindi nessuno scandalo, io e Stefania abbiamo parlato di temi importanti, come le elezioni regionali”.
Prova a smorzare le polemiche Stefano Albano, segretario del Partito democratico dell’Aquila, sullo scontro con la senatrice Stefania Pezzopane (che invece non replica affatto) avvenuto poco prima di Natale in occasione dell’assemblea convocata ad Avezzano per l’elezione dei componenti della direzione provinciale.
Uno scontro dovuto ai veleni dentro il Pd aquilano dopo le primarie nazionali e il congresso provinciale che ha riconfermato per acclamazione segretario l’uscente Mario Mazzetti, unico candidato in pista dopo il ritiro dello stesso Albano e Francesco Piacente dalla competizione.
Il giovane segretario getta acqua sul fuoco, provando a negare l’esistenza di un caso. Peccato che autorevoli esponenti del Partito democratico aquilano abbiano contattato la redazione di AbruzzoWeb, confermando in dettaglio la versione resa nota nell’articolo pubblicato oggi da questo giornale.
“Il clima era normale – dice invece Albano – è stata votata la direzione, è stato eletto presidente dell’assemblea Fabio Ranieri, è stato scelto anche il tesoriere, tutto all’unanimità. Anche lo scambio fra me e Stefania è stato molto marginale, si è discusso sull’ambito regionale, perché il congresso del Pd potrebbe essere anticipato a marzo o a febbraio. Insomma, una discussione serena e compatta”.
“I dibattiti stucchevoli ce li siamo lasciati alle spalle. In assemblea ci siamo chiariti, io non ero d’accordo sull’aperitivo, temevo che qualcuno volesse tenere le correnti e le mozioni strutturate”, conclude Albano.
Un quadro fin troppo idilliaco di un partito che, comunque, resta spaccato tra il vecchio e il nuovo corso e percorso da tensioni sotterranee. (r.s.)




