L’AQUILA – “Quella di oggi non può che essere un’opportunità per valorizzare un sistema amministrativo che metta al centro il cittadino”.
Con queste parole l’assessore comunale dell’Aquila all’Assistenza alla popolazione Fabio Pelini ha aperto l’assemblea pubblica che va considerata solo un “primo round” sul futuro assetto di via Roma e Porta Barete, ne serviranno tanti altri.
Presenti all’assemblea anche il sindaco, Massimo Cialente, l’assessore alla Ricostruzione Piero Di Stefano e, oltre ai rappresentanti della cittadinanza, il nunzio apostolico del Vaticano in Serbia, monsignor Orlando Antonini.
Al centro della discussione proprio il progetto ideato da quest’ultimo e sposato dall’amministrazione sull’accorciamento di via Roma e la demolizione del ponte di via Vicentini con la riscoperta dell’antiporta murata e oggi transennata dopo il sisma del 6 aprile 2009, per cui la stessa amministrazione comunale si era guadagnata critiche di scarsa trasparenza da parte della cittadinanza.
Gli abitanti della zona in questione e di un palazzo in particolare, infatti, si erano opposti sin da subito alla realizzazione di un piano che non solo avrebbe bloccato i lavori dell’edificio il cui condominio aveva già ricevuto i finanziamenti per la ricostruzione, ma che li avrebbe totalmente privati della loro storia.
“Stiamo parlando di un qualcosa che causerà sofferenza a molti aquilani – ha infatti affermato Daniela Piancatelli parlando in rappresentanza degli abitanti della zona – Quello che ci chiediamo è come mai prima della presentazione del progetto da parte del monsignor Antonini non si era mai sentito parlare di tutto ciò? Come mai tali idee vengono fuori solo ora? Lo stesso modo in cui è stato organizzato l’incontro in ospedale a metà settembre è indicativo in questo senso”, in riferimento a una riunione sull’argomento che si tenne al “San Salvatore” a causa di un malanno dello stesso prelato.
Dal parere nettamente contrario monsignor Antonini che, all’accusa di essere un uomo di Chiesa che non tiene conto del parere e della sofferenza delle persone e in difesa del proprio progetto di demolizione del terrapieno di via Roma, ha risposto: “Ho pensato alle persone. Ho pensato anche ai figli e ai nipoti. Ricostruire L’Aquila e renderla più bella culturalmente e territorialmente è la chiave di volta della rinascita della città – ha spiegato – altrimenti i giovani continueranno a scappare”.
La soluzione sul destino di via Roma e di Porta Barete sembra quindi ancora lontana. Si tratta infatti di un tema complesso su cui amministrazione e cittadini per il momento non sono ancora riusciti a trovare un accordo.
“La ricostruzione – ha per questo dichiarato lo stesso sindaco Cialente – è innanzitutto un problema culturale; è quindi necessario ascoltare tutte le posizioni, chiarirle e attuare un confronto che coinvolga l’intera comunità”.
BLUNDO: “SI’ AL PROGETTO MA MASSIMA TRASPARENZA”
“Ho apprezzato particolarmente la decisione di invitare la cittadinanza, le associazioni e le istituzioni ad un incontro pubblico sul futuro assetto di via Roma e Porta Barete e soprattutto l’intenzione di creare un ‘Urban Center’. Ho sempre considerato indispensabile un forte coinvolgimento della cittadinanza affinché le scelte di fondo siano realmente condivise da tutti”.
A dichiararlo è la Cittadina al Senato del Movimento 5 Stelle Enza Blundo.
“Purtroppo non ho potuto presenziare a questa importante assemblea in quanto impegnata nella Commissione Infanzia, ma voglio comunque sottolineare come i danni del sisma e il recupero di porta Barete ci offrano l’occasione di restituire spazio e bellezza alla cinta muraria; essi andrebbero inseriti in un contesto più ampio di valorizzazione del patrimonio artistico mediante la realizzazione di un percorso pedonale che colleghi tutte le antiche Porte e che consenta di apprezzare maggiormente l’immenso patrimonio culturale di cui abbiamo tutti diritto di beneficiare”.
Per la senatrice dei grillini, “riportare alla luce i nostri antichi monumenti è un dovere civico e morale che valorizzerebbe la vocazione di L’Aquila ad essere la culla della cultura, della musica e della storia. Ne beneficerebbe il turismo religioso che non può e non deve limitarsi solo alle manifestazioni connesse all’apertura della Porta Santa per la Perdonanza, ma esige interventi per ricostruire una città all’insegna dell’armonia e della bellezza”.
“Un intervento qualificante di questa portata potrà essere meglio compreso dalla popolazione qualora venga gestito con la massima informazione negli obiettivi finali e con la massima trasparenza nelle azioni e interventi intermedi”, conclude la Blundo.



