L’AQUILA – Si è arrivati al paradosso. Invece di sbloccare nuove risorse per la ricostruzione dell’Aquila, l’Unione Europea, anzi, una parte dell’intricato sistema burocratico che compone gli organismi comunitari, minaccia per la seconda volta di chiedere indietro i quattrini elargiti nei primi mesi del post-sisma del 6 aprile 2009 per fronteggiare l’emergenza, circa 350 milioni del cosiddetto fondo di solidarietà.
In particolare, nodo del contendere, ancora una volta, sono i circa 4.500 appartamenti antisismici del progetto C.a.s.e., realizzati in 19 punti diversi del capoluogo distrutto dal sisma e del suo circondario, che nei momenti massimi dell’emergenza hanno ospitato oltre 15 mila persone.
A contestare modi, tempi e costi di quella gigantesca operazione immobiliare è il componente danese della commissione per il Controllo dei bilanci dell’Europarlamento (Cont), Soren Sondergaard, 58 anni, che fa parte del gruppo Sinistra unitaria europea/Sinistra verde nordica.
Nella bozza del documento che verrà discusso in aula giovedì prossimo grida allo scandalo, e con una proposta shock anticipata ad AbruzzoWeb chiede pure che il Comune dell’Aquila restituisca soldi che non ha mai maneggiato, essendo state le C.a.s.e. realizzate in toto dalla Protezione civile.
Va chiarito che una proposta non è un diktat e non sarà esecutiva tra un giorno in ogni caso: l’iter, dicono gli esperti, dovrebbe impiegare circa un anno quale che sia l’esito.
Le valutazioni al vetriolo di Sondergaard sono già sulla bocca di tutti e vengono rimbalzate da chi le C.a.s.e. non le ha mai volute e ripete oggi, “L’avevo detto!”: ogni appartamento è costato il 158% in più del valore di mercato, il 42% degli edifici è stato realizzato con i soldi dei contribuenti europei e non dal governo italiano, con una frecciata al premier di allora, Silvio Berlusconi, che ha un sapore anche politico.
Tanto è vero che il danese doveva essere accolto all’Aquila dai consiglieri regionali di estrema sinistra Maurizio Acerbo (Rifondazione) e Antonio Saia (Comunisti italiani), entrambi poi assenti nella poco affollata conferenza stampa, mai comunicata agli organi di informazione. Entrambi hanno comunque ringraziato “il compagno Sondergaard” in una nota.
Fin qui le accuse. Contemporaneamente, un’altra istituzione, la Commissione europea, per la seconda volta in pochi mesi difende a spada tratta le scelte di oltre 4 anni fa, contestando il contestatore, ritenendo la sua bozza “confusa” e giudicando le critiche “infondate”.
Un deja vu rispetto a quanto accaduto lo scorso febbraio, quando era stato un altro organo della Ue, la Corte dei conti europea, a prendersela con gli alloggi del progetto C.a.s.e..
“Non hanno risposto in modo tempestivo e con sufficiente capacità agli effettivi bisogni della popolazione”, la contestazione di allora. Anche in quella occasione, era arrivata la difesa della Commissione che aveva ritenuto le critiche, proprio come oggi, “infondate”.
Tra il primo episodio di inizio anno e quello di oggi va inserita l’audizione di una delegazione abruzzese al Parlamento europeo per prendere in esame l’argomento.
In quell’occasione, il perdurare del duello tra Corte dei conti comunitaria e Commissione ha allontanato lo spettro di una procedura d’infrazione che l’Europa avrebbe potuto aprire nei confronti dell’Italia per l’uso scorretto delle risorse.
Ora c’è da superare questo secondo spauracchio, con la proposta di Sondergaard, quella di restituire i quattrini con gli affitti, che se non facesse tremare sarebbe perfino da liquidare con una risata.
Anche in caso di cattiva sorte per l’Italia non ci saranno soldi da restituire, ma la stangata si concretizzerà nella riduzione appunto per 350 milioni dei contributi che la nazione riceverà dalle casse europee.
E c’è da scommettere, ma è solo una previsione maliziosa, che a quel punto il governo si ‘vendicherebbe’ tagliando senza pietà i fondi per la ricostruzione per compensare le mancate entrate, nonostante gli enti locali abbiano una responsabilità praticamente inesistente sull’uso di quei fondi.






