L’AQUILA “La crisi del Partito democratico riflette lo stato di impotenza della politica rispetto al mercatilismo economicistico a forte conduzione tedesca. Questa crisi della politica italiana oltre ad essere lo specchio fedele di una depressione economica e politica senza parogoni è anche il riflesso di un isolamento internazionale di un paese ‘senza nocchiero’ e che paga pegno di una mutazione genetica che probabilmente porterà l’Italia sulla via del disfacimento. Un Paese in caduta libera”.
Lo scrive in una nota l’esponente del gruppo Ross@ dell’Aquila Alfonso De Amicis.
“Il Pd è l’espressione cangiante del ‘cupio dissolvi’ – afferma De Amicis – che sta accompagnando una intera comunità, quella dell’Aquila, determinatasi dopo il sisma del 6 aprile 2009. Le amministrazioni locali sono state e sono il luogo dove diversi soggetti economici imprenditoriali e cooperativistici si incontravano e trovavano ascolto per promuovere ogni genere di attività a fini elettoralistici. Ora con la riduzione delle risorse economiche e le politiche di austerità del governo centrale, il fenomeno si è ridotto, tuttavia gli amministratori del Pd e del centrosinistra si muovono senza una visione coordinata e strategica. Spesso amministrazioni vicine operano su questioni di indirizzo politico amministrativo, per esempio sviluppo delle infrastrutture, smaltimento dei rifiuti, politiche urbanistiche in modo diametralmente opposte”.
“Per cui l’elettore di Pescara è costretto a votare diversamente da quello dell’Aquila – continua l’esponente di Ross@ – e quello della nostra città, diversamente da altri comuni, e quindi ci si pone in enorme contraddizioni con le diverse comunità montane, comprese le Valsusine. Andrebbe quindi chiesto ai piddini locali (ma anche ai vertici nazionali) perché il Pd appoggia le grandi opere di inutili infrastrutture e non un grande piano per il riassetto idrogeologico e ambientale partendo dal crinale appenninico e poi estenderlo a tutto il paese?”.
“Come dice Fabio Sebastiani sul foglio online Controlacrisi – aggiunge De Amicis – ‘la vicenda dell’Aquila potrebbe essere il primo campanello d’allarme. Non l’ammazzeranno i giovanilismi degli sgomitanti leader, non la fine di ogni più stracciato tricolore, non lo annullerà il berlusconismo di ritorno. il Pd morirà di spasmi atroci a colpi di leghismo interno, di quelli che ormai disperati non riescono più ad intercettare un euro nemmeno quando i propri amici stanno al governo'”.
“Tuttavia – ancora una citazione dell’articolista da parte di De Amicis – il buon Sebastiani chiede agli ‘scienziati’ del Pd: ‘Verrebbe da chiedere ai piddini dell’Aquila: perché il vostro terremoto dovrebbe essere più importante del disastro della sanità, del paradosso dell’istruzione che sta di fatto negando il diritto allo studio a centinaia migliaia di ragazzi, della disoccupazione giovanile che taglia pezzi di futuro come fosse un gioco? Perché? Avete detto si al fiscal compact o no? L’avete addirittura messo in Costituzione. A che cosa pensavate quando l’avete fatto? Sbaglio o il terremoto all’epoca già c’era stato?'”.
“Domande ineludibili ma che vengono rimosse o occultate. Oggi componenti della giunta municipale si mostrano contrari alla Tav ma se non si dice no al fiscal compact ed alle politiche di austerità la ricostruzione, cosi come la sanità e l’istruzione evaporeranno in un sol mattino”, conclude De Amicis.





