PESCARA – Dall’apparizione in Ocean’s Twelve con George Clooney e Brad Pitt a quella in La passione di Cristo di Mel Gibson. Non c’è che dire, Pierpaolo Camplone, 27 anni, è uno dei talenti abruzzesi più promettenti della recitazione. È nato e vive a Roma, ma suo padre è di Pescara e sua madre di Tagliacozzo (L’Aquila).
Tra le altre cose è lui il volto dell’ultima pubblicità delle Poste Italiane, in cui recita assieme a Manuela Arcuri. Ma oltre questa vetrina televisiva, il giovane attore vanta nel suo curriculum altre apparizioni in film importanti. La prima cosa che racconta con orgoglio è di essere legatissimo all’Abruzzo, e non soltanto perché le sue estati le trascorre nella casa di famiglia a Tagliacozzo.
Pierpaolo ha un’altra grande passione abruzzese: è tifosissimo del Pescara Calcio, e “in questi giorni attendo con ansia che mi arrivi la tessera del tifoso”, racconta.
Come nasce la tua passione per il Pescara?
Innanzitutto amo questa città, il fatto che c’è il mare, la sua modernità, e voglio andarci a vivere appena sarà possibile. E poi tifo per il Pescara da quando ero bambino. Papà mi portò all’Olimpico a vedere Roma-Pescara, e la partita finì 0-1. Al gol del Pescara ho esultato, e da qual giorno è iniziato il mio tifo per questa squadra.
Invece la passione per la recitazione quando e come è nata?
Premetto che sono sempre stato timido, però non so come mai, quando si andava in vacanza mi ritrovavo sempre sul palco del villaggio a fare le imitazioni.
E chi imitavi?
Ero cicciottello, avevo gli occhiali e le orecchie a sventola, quindi riuscivo a imitare bene Giulio Andreotti (scherza), ma anche Massimo Boldi, Mike Bongiorno e Luciano Pavarotti.
E poi?
Poi a scuola abbiamo fatto una recita in inglese, Dracula per la precisione, e tutti recitavamo in lingua. Ma io sono entrato talmente tanto nella parte che alla fine ho iniziato a parlare in italiano. La cosa ha divertito molto il pubblico, quindi alla fine per me è stato un successo, e quando ricevi tanti applausi ti carichi e nasce dentro di te qualcosa di più forte. Così ho iniziato le mie prime comparse.
Qual è stata la prima?
Ho recitato come prete nella fiction Il Papa buono, Giovanni XXIII di Ricky Tognazzi. La persona che doveva fare la parte del prete si è ammalata, così hanno preso me perché gli somigliavo, ma mi dissero: “soltanto per oggi”. Invece poi sono piaciuto a Tognazzi, che ha voluto tenessi la parte. In fondo in questo lavoro il successo è dovuto anche alla fortuna e alle coincidenze.
E tu sei stato più bravo o più fortunato?
All’inizio, quando facevo la comparsa, non sapevo di essere bravo, né pensavo di farla perché mi avrebbe aperto la strada al successo. Ero giovanissimo e pensavo a guadagnare qualche soldino. Quindi le coincidenze mi hanno aiutato, e sono arrivato a fare anche piccole parti in film molto importanti, come The Passion o il secondo Ocean’s.
Nonostante la tua giovane età, hai già lavorato con grandi attori e registi. C’è qualcuno di loro che ti ha lasciato un segno?
Direi un regista che, nonostante facessi la comparsa, è riuscito a farmi sentire una qualcosa di più. Parlo di Pupi Avati. Lui è uno di quei registi che fa davvero il suo lavoro con passione, è un grande artista, e riesce a trasmettere a tutti che si è importanti allo stesso modo per la buona riuscita del film. La sua forza sta proprio nella capacità di unire la bravura di tutti per creare un momento magico.
Quindi grazie a lui hai iniziato a credere che forse potevi farcela?
Ho fatto un passo avanti, perché mi ha fatto capire che una semplice comparsa può diventare qualcosa di più grande.
E poi lo scorso anno è arrivato l’ambito festival del Cinema di Venezia, con il film “Le ombre rosse” di Citto Maselli.
Si, infatti devo tanto a lui perché ha creduto molto in me. Prima di questo film, in cui ho interpretato un ragazzo che lavora in un centro sociale, e in cui ho avuto l’onore di lavorare con Arnoldo Foa ed Ennio Fantastichini, ho recitato anche per un suo film-documentario con Massimo Ranieri, che si chiama Civico Zero.
Un prodotto di nicchia?
Si. È un ottimo lavoro, ma a volte credo sia sbagliato voler per forza creare prodotti culturali di nicchia. Credo che bisognerebbe sempre cercare di arrivare a più persone possibile, naturalmente mantenendo alta la qualità.
E questo accade in Italia?
In Italia viviamo troppo di ricordi.
Cosa vuoi dire?
Intendo dire che in passato nel cinema sono state fatte grandi cose, e quindi ci sono eredità pesanti. O si fa un grande film che resta nella storia e ti rende un grande, oppure si fanno tanti ‘cinepanettoni’. Per esempio Christian De Sica potrebbe fare film di qualità, ma ne farebbe molti meno e quindi il guadagno e il successo, forse, sarebbero inferiori.
Quindi è solo una questione di soldi e affari?
A volte sì, a discapito della qualità. I talenti in Italia sono molti, ma il problema è che si punta soltanto ai film che fruttano di più in termini di botteghino.
Tornando alla mostra di Venezia, un’esperienza importante per un attore. L’incontro più bello che hai fatto in quella occasione?
Ho avuto l’onore di conoscere il grande Mario Monicelli, morto pochi giorni fa. Gli ho stretto la mano e gli ho detto che il mio film preferito è e resterà sempre il suo capolavoro, La grande guerra.
In questi giorni il tuo volto entra nelle case degli italiani grazie alla pubblicità di Poste Italiane, insieme all’Arcuri.
Sì, la pubblicità mi sta regalando una visibilità che non avevo mai avuto prima. Poi mi ha fatto molto piacere rivedere Manuela dopo sei anni. Avevo lavorato con lei in una piccola parte nella fiction La regina dei fiori. Lei era la protagonista, e io Enrico, suo fratello. Mi ha fatto un bell’effetto rivederla, perché l’ho trovata migliorata, sia come persona che nell’aspetto fisico.
Hai una fidanzata a casa che potrebbe ingelosirsi?
Ho una fidanzata che si chiama Micaela, e di cui sono innamoratissimo. Quindi niente gelosie. Senza di lei mi sentirei perso, perché è un po’ il mio factotum, la persona senza la quale, forse, non avrei neanche provato fino in fondo a fare questo mestiere.
Una bella dichiarazione.
Dico di più, durante una tournee a Salerno, la scorsa estate, le ho chiesto davanti a tutti di sposarmi. La sua risposta è stata: “Certo”.
Beh, originale.
Non saprei interpretarla (scherza), ma spero di sposarla presto.
Oltre al matrimonio avrai anche progetti professionali?
Sto preparando uno spettacolo teatrale insieme a uno scrittore comico, Francesco Luca Borghesi. L’idea è quella di dare vita a uno spettacolo d’autore, che sia comico e allo stesso tempo intelligente, e che dia un messaggio importante.
Il nome?
Sabato italiano. La prima sarà al teatro Anfitrione di Roma, dall’8 al 13 marzo prossimi. Spero tanto di riuscire a portare lo spettacolo in Abruzzo, magari sia a Pescara che all’Aquila.
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