L’AQUILA – Risolvere il problema della sede, aprire le porte all’estero e ancora di più alle istituzioni culturali locali.
Sono questi i primi tre step che si troverà ad affrontare il nuovo direttore del Conservatorio aquilano “Casella”, Giandomenico Piermarini, che entrerà ufficialmente in carica il 1° novembre, ma che già conosce bene le questioni che troverà sulla sua nuova scrivania.
Insegnante dal 1989 di pratica organistica e canto gregoriano, si occupa anche della gestione informatica del territorio ed è componente del Consiglio accademico, fuori dal lavoro è concertista di organo e organista nonché il primo organista nell’arcibasilica papale di San Giovanni in Laterano di Roma.
“Sono sempre stato all’interno della gestione del Conservatorio, negli ultimi anni anche come componente del consiglio accademico – spiega Piermarini ad AbruzzoWeb in un’intervista a 360 gradi – e il mio apporto ha avuto un riscontro positivo, visto che ho ottenuto la carica con un notevole successo di voti: 60 preferenze su 98 votanti. Ben oltre la maggioranza, i colleghi hanno riconosciuto la mia capacità manageriale”.
Che problemi si troverà ad affrontare non appena Bruno Carioti le passerà formalmente il testimone?
Il Conservatorio è una splendida realtà dell’Aquila e io avrò l’onore e l’onere di fare sempre qualcosa di più. Il Conservatorio si dibatte tra il momento di crisi odierno e le difficoltà del governo centrale a sostenerci quanto servirebbe e comunque facciamo di tutto per portare il nostro contributo culturale alla popolazione. Veniamo da un lungo periodo di 15 anni di gestione del direttore uscente. Insegno in questo Conservatorio dall’89, ho una lunga esperienza di organi di gestione, abbiamo superato il post sisma insieme e posso dire che ho intenzione di continuare la strada del maestro Carioti per inserire sempre di più il Conservatorio nel panorama aquilano e nel contesto dell’alta formazione nazionale e internazionale.
A quali traguardi darà la priorità?
Il grosso problema del Conservatorio è quello di capire quale sarà il futuro della sua sede, abbiamo avuto la fortuna di avere quella provvisoria in tempi veloci, ma ora la nostra esigenza è di averne una definitiva, efficiente, sicura, che possa accogliere le strutture didattiche che ci occorrono, tra cui il grande organo a canne che prima era provvisoriamente nella chiesa di San Domenico. Abbiamo bisogno di una struttura ampia e con un auditorium in grado di ospitare questo strumento alto più di 9 metri.
E il problema del precariato?
Lo lascio ben volentieri ai sindacalisti e ai politici. Potrei solo proporre dei contributi. Naturalmente è chiaro che procedure chiare e la stabilizzazione dei docenti sono garanzia di continuità e di risultati ma non è un direttore di Conservatorio da solo che può risolvere la questione.
Come si muoverà in merito l’auditorium progettato dall’architetto giapponese Shigeru Ban, inaugurato per ben due volte, nel 2011 e a settembre del 2012?
Ha ottenuto l’agibilità poco tempo fa, mancano solo alcuni dettagli per definire le convenzioni fra gli enti coinvolti. È nell’interesse di tutti farlo il prima possibile, ma non dipende solo da noi.
Quale stagione di eventi riserverà il Conservatorio per il territorio aquilano?
È come se stessi per prendere i comandi di un aereo già in volo, la programmazione didattica ed artistica per questo anno accademico sono già state definite e io ne ho avuto ruolo attivo come componente del Consiglio accademico. C’è sempre la possibilità di aggiungere iniziative e progetti. Il nostro interesse è che la nostra scuola sia presente nell’ambito della realtà cittadina.
C’è in previsione una maggior apertura verso le altre istituzioni locali?
Questa strada è stata già intrapresa dal mio predecessore e si continuerà sulla stessa linea. Noi abbiamo scambi con le istituzioni continuamente, e abbiamo attività in comune con questa realtà. Siamo prima di tutto ente di formazione il che significa, anche, produzione di arte nel territorio.
C’è la necessità di aprire le porte all’estero con scambi internazionali?
Il conservatorio si occupa di alta formazione e vogliamo incrementare gli studenti che mandiamo a studiare all’estero, nei limiti delle borse di studio disponibili, e aumentare gli studenti stranieri in entrata. Il destino dell’Aquila non ci ha aiutato e dobbiamo fare i conti con quanto ora può offrire la città. Dobbiamo fronteggiare una ricettività che va, comunque, piano piano migliorando. Abbiamo delle eccellenze con cui molti musicisti dall’estero vorrebbero studiare.



