L’AQUILA – Non piace da tempo a molti cittadini dell’Aquila il ‘tappo’ con mini rotatoria per tornare indietro che dal 2006 ha chiuso al traffico la parte finale di viale Ovidio, ex arteria importantissima nello smistamento del traffico cittadino pre-sisma nei pressi del centro della città.

La chiusura risale alla fine di settembre di 7 anni fa, disposta dall’allora amministrazione di centrodestra guidata da Biagio Tempesta, agli sgoccioli del secondo mandato. La chiusura fu improvvisa, ci furono da subito gravi disagi al traffico e proteste, ma si chiedeva pazienza in virtù di altri due interventi previsti dal ‘contratto di quartiere’, milionario accordo che avrebbe rivoluzionato la viabilità della zona.

Si sarebbero realizzati, fu annunciato trionfalmente, un ponte a scavalcare proprio viale Ovidio, che avrebbe collegato viale Gran Sasso con viale Duca degli Abruzzi, e un parcheggio sotterraneo per le auto per pedonalizzare del tutto la zona della Fontana Luminosa. Ben 7 anni e un terremoto dopo, tuttavia, di queste grandi opere non c’è traccia, forse è il caso di dire ‘per fortuna’.

Restano, come sgradevole eredità, solo i disagi causati dalla chiusura di viale Ovidio, del cui tracciato originario, quando si chiamava via delle Aquila, resta ben poco, un mezzo moncone.

Che cosa ci si può fare? Nulla, secondo chi oggi ha la delega alle Opere pubbliche, l’assessore Alfredo Moroni, per via di quell’area verde che “impedisce, a causa del totale stravolgimento della pendenza della strada quando furono fatti i lavori, di rimetterci le mani per riaprirla. Purtroppo – commenta – quello di viale Ovidio è un progetto incompleto e di dubbia utilità”.

Gli aquilani si mettano l’anima in pace, insomma: è impossibile riaprire una strada storica e utilissima del traffico del capoluogo abruzzese, a meno di una clamorosa quanto improbabile pioggia di quattrini.

Anche se, pure fossero disponibili tanti soldi, precisa Moroni, “resterebbe complicato lavorarci di nuovo. In presenza di progetti ‘stravaganti’ è difficilissimo trovare una soluzione razionale”.

Niente da fare allora per le speranze dei cittadini e per i lettori del nostro giornale che vorrebbero tornare a percorrere la strada che era utilissima per chi doveva accedere al centro quando via della Croce Rossa era congestionata.

Restano le imprecazioni degli automobilisti bloccati nelle ore di punta e le cartoline d’epoca che fanno sospirare, com’era semplice ed efficace il tracciato viario della “L’Aquila de ‘na ote”! Alberto Orsini e Roberto Santilli