L’AQUILA – Dopo l’annuncio di ieri della Futuris Aquilana di voler andare comunque avanti con i lavori di realizzazione dell’impianto termoelettrico , il comitato “No biomasse” torna a far sentire la propria voce di opposizione al progetto.
Al centro delle critiche del comitato ci sarebbe una non considerazione, da parte delle amministrazioni, della situazione urbanistica della zona del nucleo industriale di Bazzano, già fortemente stravolta dalle strategie attuate nel post sisma.
“In seguito al sisma del 6 aprile 2009 – si legge nella nota – i piani rivolti alla risoluzione dell’emergenza abitativa e alla rilocalizzazione dei numerosi enti pubblici e commerciali hanno portato ed una riconversione forzata di quella che una volta era un’area a vocazione prettamente industriale, quella del nucleo di Bazzano”.
Infatti i nuovi complessi residenziali del progetto C.a.s.e. (Bazzano e Paganica 2), la facoltà di Lettere e Filosofia, il Tribunale, l’Arta, la biblioteca provinciale, la Camera di Commercio, le numerose attività commerciali e gli studi professionali, hanno trovato posto presso gli stabili ubicati nel nucleo ed inutilizzati da tempo.
“Una riconversione – prosegue la nota – di fatto che però mette in luce le criticità di una difficile quanto improbabile convivenza tra le fabbriche preesistenti e le nuove attività adibite a servizi e abitazioni”.
“Quale sarà il futuro di quest’area?- si chiede il comitato – Verrà favorita la sua definitiva riconversione a zona commerciale o si cercherà di abbozzare vivendo alla giornata come è stato fatto fino a oggi? Una centrale alimentata a biomasse farà da vicina di casa a un salumificio mentre un cementificio movimenterà il panorama fruibile dalle finestre di un centro commerciale o di un’aula universitaria?”
L’iter amministrativo messo in atto dalle istituzioni competenti per autorizzare la realizzazione di questo impianto appare, agli occhi del comitato “deliberatamente ostile alla volontà ed alle reali esigenze dei cittadini che vivono nella zona. La logica e necessaria volontà manifestata già da tempo da parte dei cittadini di riorganizzarsi e di riappropriarsi delle decisioni che riguardano il proprio territorio è quanto di più lontano dai procedimenti adottati nell’approvazione di questo discutibile impianto. Una ‘sensazione’ che ha fatto irruzione nella scena politica cittadina col voto unanime espresso dal consiglio comunale dell’8 novembre contro la realizzazione dell’impianto a biomasse, un voto di coscienza e di responsabilità ma anche di denuncia, denuncia contro la logica del commissariamento permanente di questo martoriato comune”.
Quella della creazione di alcuni posti di lavoro promessa dai promotori dell’affare biomasse è, secondo il “No biomasse”, una “favoletta già sentita ogni volta che si è cercato di realizzare progetti che lasciano spazio a dubbi e preoccupazioni inoltre, anche sotto questo punto di vista, il bilancio per le popolazioni risulterebbe comunque passivo visti i posti di lavoro che si andrebbero comunque a perdere a causa dell’incompatibilità di questo impianto con altri tipi di attività già presenti su quel territorio e con altri futuri e ipotetici investimenti su di esso”.
Il comitato, a conclusione della nota, pone infine diversi interrogativi. “Perché in altri comuni della provincia come Montereale e Cagnano Amiterno e in frazioni come Collarmele si sta provvedendo alla realizzazione di progetti piu redditizi dal punta di vista energetico, gli aerogeneratori, e meno impattanti per la salute e per il territorio mentre in una zona così densamente popolata e con numerosi e gravi problemi ancora da risolvere si vuole infierire imponendo questa scelta dall’alto? Perché i nostri amministratori insistono col parlare di energia solare in termini di consumo di suolo? Forse i tetti di tutti gli edifici pubblici di questo comune sono già interamente rivestiti di pannelli fotovoltaici e noi non ce ne siamo avveduti? Come dovremmo definire un procedimento amministrativo che è passato sopra le teste di cittadini che a fatica cercavano di uscire fuori da una situazione di precarietà e di disagio estrema?”.
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