L’AQUILA – Nessuno lo ha ancora confermato, ma parla da uomo mercato già al lavoro il responsabile dell’area tecnica dell’Aquila Calcio Ercole Di Nicola, intervenuto ieri sera alla trasmissione Speciale Calciomercato dell’emittente tv Sportitalia.
Al di là delle dichiarazioni di prammatica, le classiche ‘ci dobbiamo sedere con la società e vedere i programmi’, il padre-padrone del calciomercato aquilano degli ultimi 6 anni è sembrato già indaffaratissimo in vista della prossima stagione che vedrà il sodalizio rossoblù tornare in Prima Divisione dopo 9 anni dall’ultima partecipazione.
Certo è che dalla società non è ancora arrivata alcuna formalizzazione della continuazione del rapporto: nei giorni scorsi il presidente Corrado Chiodi non ha voluto rispondere a domande specifiche sui quadri tecnici e societari, tantomeno su Di Nicola, imponendo una settimana di break mentale per ricaricare le pile prima di fare i programmi per l’anno prossimo che, a suo dire, dovrà essere di transizione.
Di Nicola, invece, ha le idee chiare: una prima annata di ambientamento nella nuova categoria, agevolata dalla serenità di disputare un torneo senza retrocessioni in vista della riforma che creerà una serie C unica, e poi subito un torneo ambizioso per sognare il ritorno in serie B che manca da 80 anni.
Il “programma biennale” citato testualmente ieri sera in trasmissione dal responsabile dell’area tecnica stride, però, con quelle che erano sempre state le dichiarazioni precedenti di Di Nicola: “Vinco il campionato e vado via”, aveva detto nei mesi scorsi, per lui molto tesi per via di qualche passaggio a vuoto della squadra che aveva allestito.
Ecco perché fa specie che un dirigente la cui conferma è ancora sub judice sia stato mandato a rappresentare la società in trasmissione, seppure in tandem con il vice presidente Massimo Mancini.
Di Nicola a un certo punto dell’anno si è anche dimesso. Il direttivo ha respinto le dimissioni ma non all’unanimità, dando il segnale di qualche scricchiolio. Comunque è tornato in sella facendo qualche aggiustamento forte di una rinnovata fiducia.
Alla fine il campionato è stato vinto, ma il dirigente non ha sciolto il dubbio sulla sua volontà di restare o andare via nelle prime dichiarazioni a caldo, al 91’ della finale vinta Teramo-L’Aquila, lasciando aperte entrambe le porte.
“Sono molto stressato, è stata una stagione durissima, mi prenderò qualche giorno di tempo e poi parlerò con la società – ha detto, ancora fradicio di champagne – È normale che il mio progetto fosse portare L’Aquila in serie B, ora siamo in C1. Qualcuno a marzo ha deciso di interrompere questo mio progetto, insultandomi, adesso vedremo a mente fredda, se la gioia per la vittoria può cancellare quello che di brutto è stato detto nei miei confronti”, ha concluso possibilista.
Ma la società non ha ancora deciso il da farsi e nel frattempo si guarda anche intorno, a significare che la permanenza non è scontata. A oggi la conferma di Di Nicola resta possibile, anche se agli elementi di valutazione positivi come la vittoria del torneo agli spareggi se ne affiancano alcuni negativi.
In primis il rapporto incrinato con la piazza: a inizio stagione la gran parte della tifoseria aveva chiesto la sua testa in coincidenza del rinnovamento societario e non è detto che la promozione riesca a comporre completamente la frattura, come peraltro sottolineato da lui stesso. Inoltre Di Nicola ha perso uno dei suoi grandi sponsor, l’amministratore Elio Gizzi, il cui futuro nel ruolo è in bilico.
C’è poi la squalifica fino al 31 dicembre prossimo rimediata nel movimentato derby di ritorno di campionato contro il Chieti. Contro i cugini L’Aquila ha perso la partita e i nervi e l’arbitro è stato contestatissimo, tanto che Di Nicola è arrivato quasi a centrarlo con un cazzotto e il giudice lo ha stangato. Avrà perciò bisogno di una ‘spalla’ per lavorare e il precedente di Gianni Califano, che arrivò alla guerra spaccando lo spogliatoio, fa tremare.
A corredo, c’è anche il fatto che il dirigente, oggi 36 anni, che ha cominciato la carriera da uomo mercato da ‘baby’, quando ne aveva appena 30 e ancora era tesserato come giocatore, non ha ancora concluso il Corso per l’abilitazione a direttore sportivo del settore tecnico della Figc, per questo ancora non ha mai avuto la qualifica formale. Con una società che deve ancora strutturarsi e crescere, in Prima Divisione per diventare grandi potrebbe servire anche quello.






