TERAMO – A soli 32 anni è vice presidente del Gruppo Baltour, azienda teramana che opera da più di mezzo secolo nel settore del trasporto passeggeri su gomma a livello locale, nazionale ed europeo.
Antonella Ballone è cresciuta respirando amore e passione per l’imprenditoria e per l’azienda di famiglia, fondata dal nonno Antonio negli anni ‘50 e diventata in poco più di mezzo secolo leader nazionale nel settore, con 15 milioni di chilometri percorsi ogni anno.
Giovane donna appassionata e preparata, la Ballone si è confrontata con i più grandi industriali del pianeta, partecipando con Confindustria Teramo al G20 2012 di Città del Messico. Tra qualche giorno, poi, tornerà di nuovo a sedere nei tavoli che contano per il G20 di Mosca, in programma da oggi, sabato 15, a lunedì 17 giugno.
“Parteciperò anche quest’anno tra i delgati italiani di Confindustria – spiega ad AbruzzoWeb – è davvero un grande onore per me. Ogni summit politico è preceduto da un summit industriale le cui istanze vengono poi riportate sul tavolo dei venti capi di Stato”.
Sono numeri da capogiro quelli della Baltour che collega 17 regioni italiane e 23 nazioni europee per un totale di 500 destinazioni sparse nello stivale e nel continente.
Un’azienda alla terza generazione che compie il salto dalle rete locale alla nazionale ed europea nel 2009 con l’acquisizione degli interi pacchetti azionari di Eurolines e Sena, società del settore che coprono rispettivamente i collegamenti con le maggiori città europee e con quelle italiane del versante tirrenico.
La Baltour è nata con suo nonno, cresciuta con suo padre e ora guarda al futuro con lei…
Sì, mio nonno Antonio Ciarrocchi, è stato il fondatore nei primi anni ’50, poi mio padre negli anni ‘80 ha trasformato il servizio da locale a regionale e poi nazionale. Nel 2009 c’è stata la svolta con l’acquisizione di Eurolines e Sena e la nostra presenza si è fatta più capillare, arrivando a toccare tutto il versante tirrenico e la maggior parte delle città europee, dalla Francia alla Spagna, dalla Polonia fino al Marocco. A oggi abbiamo un servizio di trasporti su gomma unico in Italia per quanto riguarda l’estensione. La seconda più grande azienda italiana copre 8 milioni di chilometri all’anno a fronte dei nostri 15 milioni. Abbiamo un distacco i quasi il doppio!
La sua azienda ha diversificato l’offerta, creando anche un reparto tour operator…
Sì, stampiamo un catalogo Mare italia da circa 30 anni e siamo un tour operator specializzato per le vacanze in Abruzzo, vendendo il cartaceo in tutte le agenzie d’Italia e all’estero, soprattutto in Russia. Abbiamo diverse agenzie di viaggi sparse sul territorio nazionale: a Milano, Bologna, Napoli, Venezia, Siena e Firenze, inotre 4.500 agenzie italiane sono convenzionate con Baltour.
È laureata in lingue, suo padre avrebbe accettato per lei un lavoro diverso da questo?
Se avessi preso un’altra strada ci sarebbe rimasto malissimo, ma mi avrebbe lasciato fare. È stato bravo a far crescere in me la passione per questo mestiere, anche se ho visto fin da piccola i sacrifici che comporta: tanto lavoro, telefonate notturne, problemi… ma ha sempre fatto tutto con amore, lo stesso che ha trasmesso a me.
Il vostro settore risente della crisi e se sì, in quale misura?
Devo dire di no, per fortuna. Anzi, il nostro osservatorio ha registrato un incremento negli ultimi due anni. Probabilmente questo è dovuto all’ampliamento delle nostre destinazioni e al ventaglio di scelte che offriamo alla nostra clientela, oltre che all’ottimo rapporto qualità prezzo che offriamo: colleghiamo infattile principali città italiane ed europee, ma anche quelle minori. Proprio in virtù della crisi, poi, si guarda sempre più al prezzo del viaggio e le nostre tariffe sono molto più basse rispetto ad altri mezzi di trasporto. Inoltre offriamo ai nostri utenti il massimo del comfort e della sicurezza perché i nostri automezzi hanno vita massima di 4 anni e sono dotati di ogni comfort e delle ultime tecnlogie del settore.
Lei è una giovane donna vice presidente di una grande azienda. Crede che le donne in Italia siano penalizzate nei ruoli chiave rispetto agli uomini?
In effetti ce ne sono ancora troppo poche, ma credo anche che la competenza sia asessuata. È anche vero, però, che le donne in questo paese avrebbero bisogno di più esempi da emulare a livello politico e d’impresa. Mancano dei modelli da seguire in cui credere per potersi migliorare e arrivare ai vertici.
Cosa manca alle aziende italiane rispetto a quelle dei più grandi Paesi industrializzati?
Di certo non la voglia, le capacità e le competenze. Manca invece una politica industriale valida che possa valorizzare le grandi potenzialità del made in Italy. Siamo soffocati dalle tasse e questo ci penalizza nel raffronto con i nostri competitors stranieri. La competitività è uno stimolo a migliorarsi, ma dobbiamo essere nelle condizioni di poterlo fare. Come faccio a misurarmi con una qualsiasi altra azienda se i costi di tasse, carburanti e personale che devo affrontare sono di gran lunga superiori a quelli della concorrenza? In Italia il costo del lavoro non è bilanciato dalla produttività. Le aziende in questo Paese sono il limone da spremere e nessuno si accorge che il vero welfare lo facciamo noi.



