L’AQUILA – S’infiamma il dibattito sulla zona franca urbana nel “cratere. Proprio mentre il vice presidente del Consiglio regionale, Giorgio De Matteis, svela che “la prossima settimana arriveranno succose novità”, dall’altra parte il senatore del Partito democratico, Luigi Lusi, boccia il provvedimento, definendolo “un bluff senza sostanza”.

DE MATTEIS: ”IN ARRIVO LE NOVITA’. LENTI? SAREMO I PRIMI”

Giorgio De Matteis dai primi mesi dopo il terremoto del 6 aprile 2009 ha preso a cuore la battaglia per far ottenere interessanti sgravi fiscali pluriennali alle aziende che vorranno insediarsi nell’Aquilano.

Le novità non riguardano tuttavia l’attesa firma dei decreti attuativi predisposti dal ministero dell’Economia.

Per quelli, è costretto ad ammettere De Matteis, ci vuole ancora tempo. Dopo la stesura materiale da parte dell’Agenzia delle entrate, dovranno passare al vaglio dell’Unione europea, visto che il provvedimento è in deroga alle norme comunitarie sul libero mercato.

“Siamo lenti? Eppure saremo i primi in Italia a ottenere la Zfu – ricorda De Matteis – nonostante il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, non sia esattamente un fan di questo strumento, anzi. Ci sono però le leggi dello Stato, ci sono i finanziamenti, insomma, questa zona franca dovrà ingoiarla”.

COS’E’ LA ZONA FRANCA

La zona franca è stata regolamentata dalla legge Finanziaria 2007 e raffinata in quella del 2008. Prevede un regime di esonero contributivo e fiscale alle piccole e micro imprese che si insediano nell’area delimitata dal provvedimento.

La Commissione europea ha precisato in modo chiaro quali aziende possono usufruire dello strumento, definendo “piccole imprese” quelle che occupano meno di 50 persone e hanno un fatturato annuo non superiore a 10 milioni di euro, e “micro imprese” quelle che occupano meno di 10 persone e realizzano un fatturato annuo non superiore a 2 milioni di euro.

A queste aziende viene concessa l’esenzione dalle imposte sui redditi per ben quattordici anni. Nei primi cinque l’esenzione è totale, mentre per i periodi d’imposta successivi l’esenzione è limitata per altri cinque anni al 60 per cento, per il sesto e settimo al 40 per cento, per l’ottavo e nono anno al 20 per cento.

Le esenzioni spettano per ogni nuovo assunto a tempo indeterminato residente all’interno del sistema locale di lavoro in cui ricade la Zfu.

Altra esenzione concessa, quella dall’imposta regionale sulle attività produttive (Irap) per i primi cinque anni.

Ancora, è prevista l’esenzione dall’imposta comunale sugli immobili (Ici) per le strutture che si trovano nel territorio interessato, possedute e utilizzate dalle imprese per l’esercizio delle nuove attività economiche.

La zona franca comporta inoltre l’esonero dal versamento dei contributi sulle retribuzioni da lavoro dipendente per i primi cinque anni, solo in caso di contratto a tempo indeterminato o a tempo determinato di durata non inferiore a 12 mesi, e a condizione che almeno il 30 per cento degli occupati risieda nel sistema locale di lavoro in cui ricade la ZFU.

Per i periodi di imposta successivi l’esenzione è limitata per altri cinque anni al 60 per cento, per il sesto e settimo al 40 per cento, per l’ottavo e nono al 20 per cento.

Le aziende già esistenti non restano a becco asciutto, ma potranno usufruire di agevolazioni in regime de minimis, cioè con una dotazione prefissata, per un periodo di tre anni.

UNO STRUMENTO ATTESO

L’arrivo della Zfu è molto atteso in tutto il territorio colpito dal sisma, perché questo strumento è considerato un volano importante per far ripartire l’economia, attirando nuove imprese, ma anche per far riprendere fiato al tessuto di aziende preesistente, che già prima del 6 aprile 2009 boccheggiava per via di un’annosa crisi interna.

Approvata lo scorso maggio, era stata poi trasformata a giugno in una “zona a burocrazia zero” nelle pieghe della discussione della manovra finanziaria.

Una vera jattura, perché si trattava di uno strumento depotenziato che avrebbe previsto solo procedure semplificate per aziende intenzionate a insediarsi nel “cratere”, falciando tutti gli sgravi fiscali e contributivi.

Dopo un’opposizione politica bipartisan, la zona franca è stata reintrodotta lo scorso 6 luglio (giusto un giorno prima del corteo degli aquilani a Roma) con una dotazione finanziaria raddoppiata da 45 a 90 milioni.

LUSI SBOTTA: ”E’ UN BLUFF SENZA SOSTANZA”

L’AQUILA – “La zona franca per L’Aquila si sta delineando come un bluff senza alcuna sostanza”.

È la valutazione del vicepresidente della Commissione bilancio al Senato, Luigi Lusi (Partito democratico), espressa a margine dell’incontro “Il territorio aquilano, i presupposti politici per la ripresa dello sviluppo sociale ed economico”, in corso nel capoluogo abruzzese.

“Prima hanno detto che la zona franca doveva riguardare tutta la Provincia, in modo da farne un’operazione politica a ridosso delle amministrative – ha detto Lusi – Passate le elezioni, la cosa si è ristretta a un pezzo della città dell’Aquila. Il problema vero è che quei soldi non sono stati mai messi in circolazione”.

“In più – ha detto ancora il senatore Pd – c’è anche da dire che la fuoriuscita di Scajola ha bloccato l’iter presso il ministero dello Sviluppo economico, che sarebbe stato l’interlocutore principale”.

“È anche vero – ha concluso Lusi – che la cosa nasce in collaborazione con la Regione Abruzzo e che sinora la geometria che dovrebbe delineare i confini della zona franca non corrisponde con lo stanziamento finanziario dei soldi necessari”.