L’AQUILA – “Nessuno mai si è impegnato a inserire i soldi per la ricostruzione dell’Aquila nel decreto emergenze”.
Dopo ipotesi, scenari, minacce politiche nate da analisi della situazione che vengono tutte dall’Aquila e mai da Roma, è il sottosegretario abruzzese alla Presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini, che in un’intervista ad AbruzzoWeb spiega finalmente questi giorni frenetici per il futuro del capoluogo dal punto di vista romano, rispondendo (indirettamente) al sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, che, dopo aver riscontrato l’assenza dei fondi nel decreto che sarà approvato in pochi giorni, ha detto che “se non arrivassero fondi sarebbe una sentenza di morte” e che “parleremo in Giunta se sciogliere il Consiglio comunale”.
Secondo il senatore democrat promosso nell’esecutivo, per trovare i maledetti soldi per la ricostruzione bisogna agire “senza drammatizzare, consapevoli della necessità e dell’urgenza, ma anche del fatto che abbiamo un pochino di tempo”.
I soldi vanno trovati, ma non “domani mattina”, ribadisce, mentre per le priorità nazionali, sospensione Imu e cassa integrazione, l’urgenza si impone. Legnini assicura anche che sull’Aquila si sta lavorando “seriamente” e “al massimo livello”, mentre non si esprime sulle proteste in corso in città.
Quanto alla rata da 85 milioni per accendere un mutuo da 1 miliardo, quello che l’esponente del Partito democratico sottolinea è che la copertura non va trovata solo per questo primo anno, ma per 25. Quello che non dice, è che proprio questo impegno pluriennale potrebbe essere un problemone.
“Bisogna affrontare il problema del rifinanziamento, trovare le coperture, non da oggi, e il nuovo governo ci sta lavorando seriamente – assicura in primis – Ma lo strumento normativo lo deciderà il governo, non lo decide nessun altro”.
Al contrario di quanto affermato oggi dal sindaco Cialente, secondo Legnini, per ‘infilare’ i quattrini per sbloccare l’impasse in cui versa la ricostruzione c’è ancora aperta anche la possibilità del cosiddetto ‘decreto emergenze’ varato in mattinata in Consiglio dei ministri.
“Questo sta ancora facendo il suo percorso, l’altro è al Senato, vedremo”, spiega, facendo riferimento anche al cosiddetto ‘piano B’, la modifica attraverso emendamenti del ‘decreto ambiente’ di Monti del 26 aprile scorso, attualmente nella fase di conversione in legge a palazzo Madama.
Da sottosegretario di palazzo Chigi, Legnini ragiona e deve ragionare in un ottica complessiva nazionale e non localistica abruzzese o aquilana, quando replica alle obiezioni sul come mai i soldi per altre emergenze siano stati invece già trovati. E l’aspetto che pone in evidenza è quello delle priorità e dell’urgenza.
“Per quanto riguarda la sospensione Imu – ricorda – c’è una forza politica (il Popolo della libertà, ndr) che dice che si deve fare oppure cade il governo. Per quanto riguarda la cassa integrazione, 1 milione di persone rischia di ritrovarsi in mezzo alla strada tra poche settimane”.
Invece per L’Aquila, prosegue, “qualche settimana ce l’abbiamo, non è che dobbiamo trovare i soldi domani mattina”.
Altra obiezione confutata, il fatto che per avere un mutuo da 1 miliardo si dovrebbero trovare “solo” circa 85 milioni di euro per pagare la prima rata a Cassa depositi e prestiti. “Sì però la copertura va trovata per 25 anni, non per uno”, sottolinea il sottosegretario.
“Preferisco non pronunciarmi”, afferma invece, sui risultati positivi o negativi che sta sortendo a Roma la persistente protesta di Cialente, la fascia al Quirinale e i tricolori rimossi; quanto al decreto con minacce di rimozione e sospensione del prefetto del capoluogo Francesco Alecci, “se ne occupa il ministero degli interni, c’è stata un’interlocuzione, la cosa è pubblica e nota”.
“L’invito che abbiamo rivolto – prosegue Legnini in tal senso – è a tenere bassi i toni e mi pare che tutto stia accadendo”.
Ultima domanda, se è avvenuta l’attesa telefonata diretta tra Enrico Letta e Cialente. “Al massimo livello possibile”, è la sibillina risposta.



