L’AQUILA – Da giornalista a (anche) gestore di un locale. Questo il passaggio, inusuale ma figlio dei tempi moderni, che sta per compiere il cronista aquilano Marco Signori, 26 anni, titolare del locale di prossima apertura Punto Basilio.

L’inaugurazione, alla faccia della scaramanzia!, è prevista venerdì prossimo, 17 maggio, con una grande festa a partire dalle 18.

Si tratta di un chiosco, anche se chiamarlo così è quasi riduttivo, che aprirà i battenti all’ombra degli alberi del giardino di piazza San Basilio, alle porte del centro storico dell’Aquila. Lì dove una volta c’era l’ospedale San Salvatore e oggi sorge invece la sede del dipartimento di Scienze umane dell’Università dell’Aquila, l’ultima incarnazione della vecchia facoltà di Lettere.

Un posto che, da deserto che era diventato, e ben prima del terremoto del 6 aprile 2009, ha cominciato improvvisamente a pullulare di nuovo di gente, segnatamente di giovani. Tutto questo a fronte di una gamma di servizi inesistenti, in primis un posto dove fare colazione o mangiare una cosa al volo, salvo incamminarsi verso il cuore della città.

Di qui l’idea del nuovo locale, che lavorerà dalla mattina alla sera ma non farà nottata come i pub che vanno per la maggiore in centro e fuori. A curarne la cucina, come braccio operativo di Signori, Giovanni Properzi, più noto come Sapo’, già gestore di locali come Il Frizzo ma anche di un alimentari di lusso come La Cascina. In più uno staff “con due disoccupati e un cassaintegrato, tutti giovani”, come sottolinea il titolare ad AbruzzoWeb.

Come farà a sdoppiarsi tra l’attività di cronaca e quella di ristorazione? Le idee sono chiare. “Mi dividerò al 50%, perché questa è un’attività commerciale ed è necessario il cosiddetto ‘occhio del padrone’ – spiega Signori – Ma la mia preoccupazione principale continuerà a essere quella giornalistica. È una passione che non abbandono”.

Una passione che, però, oggi si sposa con un mercato del lavoro a dir poco asfittico, specialmente in una piazza piccola come L’Aquila. Anche da qui la necessità di reinventarsi affiancando altre idee, altri progetti.

“Essendo nati come progetti nello stesso momento, diciamo che hanno camminato parallelamente – prosegue Signori su questo aspetto – Poi è chiaro che, essendo la nostra una professione eternamente precaria, uno si deve inventare anche altre iniziative”.

Anche perché “l’idea è nata molto prima del terremoto, quasi prima che cominciassi a fare il cronista. Grazie alla burocrazia ci abbiamo messo cinque anni a ottenere tutti i permessi – si lamenta poi – Doveva aprire in contemporanea all’Università, adesso siamo finalmente pronti”.

Il cronista-imprenditore spiega che il locale è nato “per dare un servizio all’università, perché lì oggi c’è una cattedrale nel deserto. Forniremo colazioni, aperitivi e pranzi veloci di giorno e aperitivi lunghi la sera. Non sarà comunque un pub: non si farà nottata con la musica a palla”.

Quanto alla progettazione, il titolare aggiunge che si tratta di “una struttura in acciaio e vetro con rifiniture in legno. Volevo una cosa che dialogasse con il giardino intorno che, peraltro, è in degrado, completamente abbandonato. Spero anzi di poterlo riqualificare anche con la nostra presenza”.

Signori sottolinea che “le fondazioni sono a plinti e non abbiamo un’unica platea di cemento: è l’unico chiosco amovibile dell’Aquila, che consente di salvaguardare gli alberi e non compromettere l’area se dovessimo andarcene, anche se la concessione è pluriennale”.

Particolare attenzione verrà messa nella cucina. “Abbiamo puntato a una filosofia diversa per aperitivi più di qualità. Non serviremo, insomma, patatine e olive, ma cucineremo e soprattutto prodotti locali. La tradizione d’altronde è quella della Cascina, lì c’erano tutte prelibatezze. La politica dei prezzi farà la media tra il bar universitario e quello di paese, sarà per tutti”.

Nelle vicinanze c’è l’asilo occupato di via Duca degli Abruzzi. “Nessuna sensazione particolare, anzi, speriamo di offrire un servizio anche agli eventi che si organizzano lì”, ipotizza.

L’area del vecchio San Salvatore era disseminata di almeno altri due chioschi e altri due bar, ora chiusi e abbandonati. Ma da quanto si è appreso qualcuno vorrebbe riprendere quelle licenze, ora che l’area si è ripopolata con gli studenti.

“Non temo la concorrenza, piuttosto spero che riaprano presto, perché all’Aquila esperienze del passato hanno insegnato che se più attività fanno sistema tra loro si integrano e non si ostacolano, ed è un bene per tutti”, conclude Signori.