L’AQUILA – Si saprà a inizio estate se dovrà nascere o meno il processo “Grandi rischi 2”.

Il giudice per le indagini preliminari del tribunale dell’Aquila, Giuseppe Romano Gargarella, ha infatti fissato per il prossimo 11 giugno l’udienza in cui dovrà decidere le sorti di due indagati, Guido Bertolaso (ex capo della Protezione civile e sottosegretario) e Daniela Stati (ex assessore regionale al ramo).

Per entrambi è stata richiesta l’archiviazione dall’accusa, rappresentata dal pubblico ministero Fabio Picuti, che nel processo principale ha portato alla condanna per omicidio colposo e lesioni colpose emessa dal giudice Marco Billi nei confronti dei sette componenti dell’organo scientifico consultivo della presidenza del Consiglio che si riunì all’Aquila il 31 marzo 2009, a cinque giorni dalla tragica scossa delle 3.32.

L’INCHIESTA BIS

A carico dei due era stata aperta un’inchiesta parallela a quella principale che lo scorso 22 ottobre 2012 si è conclusa con la condanna a 6 anni di reclusione ciascuno per i sette componenti, esperti di terremoti e protezione civile che si erano riuniti nel capoluogo secondo il giudice Billi rassicurando gli aquilani, inducendoli a rimanere in casa, e sottovalutando il rischio sismico.

Secondo il pm Picuti non ci sono elementi per un rinvio a giudizio della Stati e di Bertolaso, che ha gestito l’emergenza sisma dell’Aquila come commissario del governo Berlusconi.

I due erano stati tirati in ballo dopo la pubblicazione su un giornale online di una telefonata intercettata nell’ambito dell’inchiesta sul G8 della procura di Perugia.

Il 25 gennaio dell’anno scorso il pm Picuti aveva acquisito la telefonata nel processo e Bertolaso, già chiamato come testimone dell’accusa, era diventato un indagato in procedimento connesso.

L’INTERCETTAZIONE E LA DIFESA

Nella registrazione audio si sente l’ex sottosegretario affermare all’assessore di voler convocare la riunione per un’operazione mediatica con cui tranquillizzare la gente.

Bertolaso, infatti, dice che la riunione “non è perché siamo spaventati e preoccupati, ma perché vogliamo tranquillizzare la gente” e, in un passaggio successivo, parlando degli esperti, rincara: “li faccio venire all’Aquila o da te o in prefettura, decidete voi tanto a me non frega niente, di modo che è più un’operazione mediatica, hai capito?”.

Interrogato su queste frasi in aula all’Aquila il 15 febbraio 2012, Bertolaso ha chiarito che “intendevo un’operazione da fare attraverso i media per informare la popolazione su quello che stava accadendo, non era intesa in senso negativo o dispregiativo”, mentre la rassicurazione la voleva “non sul fatto che non ci sarebbero state mai scosse, ma sul fatto che i terremoti non si possono prevedere, c’è uno sciame, lo stiamo seguendo, c’è uno stato d’attenzione e più di questo non si può fare”.

Dichiarazioni che, assieme agli accertamenti, hanno indotto Picuti a chiedere l’archiviazione.