L’AQUILA – Riuscire ad arrivare a destinazione sembra un’impresa davvero ardua per chi si imbatte nella segnaletica dell’ospedale San Salvatore dell’Aquila.
È uno dei problemi che già esistevano prima del sisma, si è acuito dopo il 6 aprile 2009. Lo sforzo per riaprire il San Salvatore è stato grande, i sacrifici pure, ma alcune criticità ancora restano.
Come quella dell’immondizia lasciata negli spazi-cantiere e in alcuni passaggi non praticabili. Un vero schifo, a pochi metri da un ospedale. O ancora, le code agli sportelli, anche questa vecchia questione ora amplificata.
LA SEGNALETICA
Gli operatori dell’ufficio informazioni della struttura, spostato, dopo il sisma, in uno dei tanti container situati intorno all’ospedale, faticano ogni giorno a cercare di far capire alla gente la giusta direzione.
Certamente i cartelli, all’interno, non aiutano. Ma secondo alcuni, il problema della segnaletica disorientante è radicato nella struttura originale, perché l’ipotetico paziente che arriva dal parcheggio si trova a dover attraversare un lungo viale prima di arrivare al pronto soccorso e gli ambulatori sono dislocati in zone diverse.
Una signora, Maria Carigin, in cerca di un reparto sbotta: “Non ci sono i segnali, il portiere all’entrata non sa darmi informazioni, è difficile ritrovarsi in questo labirinto”.
“Si capisce poco – rincara Domenico Moretti – si poteva fare meglio, le indicazioni non sono adeguate”.
Va detto che c’è anche qualcuno che è fiducioso e pensa che, in un periodo così difficile, le precauzioni adottate sono sufficienti.
“Vengo qua ogni tre mesi – afferma Maria Paola Bucci – e secondo me l’ospedale ha reagito bene. Il disagio c’è, è chiaro, ma rispetto a quello che è successo, al sisma, la reazione è stata positiva”.
I RIFIUTI
Oltre al problema segnaletica, c’è anche l’immondizia nei pressi dei tanti cantieri di ristrutturazione adiacenti ai reparti a provocare disagio e malcontento.
All’ingresso dell’ospedale, infatti, c’è una grande impalcatura, circondata da cumuli di detriti misti a spazzatura che, oltre a danneggiare l’immagine del San Salvatore già deteriorata dai danni post-sisma, crea una sorta di paradosso, dato che, di norma, più di qualsiasi altra struttura un ospedale dovrebbe dare una solida impressione sicurezza igienica.
La direttrice sanitaria, Giovanna Micolucci, assicura che i rifiuti non influiscono sulla pulizia. “Questa struttura – afferma – è fortemente cantierizzata, ma il profilo igienico sanitario viene periodicamente monitorato attraverso una serie di procedure, controlli e prelievi. Abbiamo chiesto da subito pazienza ai nostri clienti, dato che i lavori non sono ancora terminati”.
Qualcun altro si lamenta degli appuntamenti medici che sono gestiti in maniera non idonea, le file sono lunghe e l’attesa alle accettazioni può durare ore.
LA DIFESA
Alle tante proteste, però, si affianca anche qualche utente più indulgente verso l’ospedale del capoluogo, aquilani che ritengono si debba chiudere un occhio e cercare di andare avanti.
“Penso che sia una struttura abbastanza pulita per quello che si sente dire – si guarda intorno Salvatore Paolini – non ci possiamo lamentare data la gravità della situazione”.
“Stanno lavorando per la ristrutturazione – ribatte Silvana Petricone – e con il manicomio del sisma penso che si debba cercare di sopportare per evitare polemiche che possano ostacolare il già difficile funzionamento dell’ospedale”.
“Forse sarebbe più opportuno preoccuparsi per il centro trasfusionale – suggerisce Domenico Ciampa, funzionario dell’ufficio informazioni – uno dei servizi primari della struttura che versa in condizioni disagiate all’interno di un container”.
“Molti servizi sono andati persi – conclude, snocciolandoli – Il delta chirurgico, ancora fuori uso, è stato spostato nel settore L3. L’ospedale si è attrezzato come poteva, ma logicamente è difficile”.



