L’AQUILA – Verrà presentato oggi, venerdì 15, presso il tribunale dell’Aquila, il ricorso per ottenere il dissequestro del campus universitario intitolato a Giulia Carnevale, situato nel Comune di Pizzoli, a pochi chilometri dal capoluogo.
A promuovere l’iniziativa legale Giulio Carnevale, padre della giovane scomparsa a causa dei crolli del sisma del 6 aprile 2009 e titolare della ditta Fer srl, che ha realizzato la struttura, raggiunto da avviso di garanzia insieme ad altre undici persone, tra cui il sindaco di Pizzoli, Angela D’Andrea.
Secondo la Procura dell’Aquila, che ha disposto il sequestro di un’area di circa 8 mila metri quadrati e di undici palazzine dopo una segnalazione della Soprintendenza su indicazione dell’associazione Italia Nostra, per la realizzazione del campus sarebbero state violate norme urbanistiche e vincoli paesaggistici.
“Ciò che mi preme dire – spiega Carnevale – è che quando abbiamo costruito avevamo tutte le autorizzazioni e gli alloggi sono stati costruiti secondo i criteri utilizzati nella realizzazione dei Map, i moduli abitativi provvisori”.
Una tesi che, se utilizzata dai legali, potrebbe un “asso” in ottica ricorso: è infatti vigente, e lo era anche all’epoca del rilascio delle autorizzazioni per il campus, l’ordinanza della presidenza del Consiglio dei ministri numero 3811 del 22 settembre 2009, che prevede espressamente la deroga ai vincoli paesaggistici e ambientali.
Pubblicato il 1° ottobre dello scorso anno, il provvedimento infatti recita: “L’ordinanza autorizza la realizzazione dei Map, Moduli abitativi provvisori, e dei Musp, Moduli a uso scolastico provvisori, sulle aree individuate, in deroga alle leggi previste in materia di vincoli paesaggistici e ambientali e anche all’articolo 34 dello Statuto dell’Ente Parco Nazionale d’Abruzzo riguardante il rilascio di concessioni o autorizzazioni relative a interventi, impianti e opere all’interno del parco”.
Nel secondo capoverso dell’ordinanza, inoltre, viene ribadito che, per via della transitorietà delle opere, non vengono arrecati danni al valore paesaggistico.
“Il provvedimento, infatti – ricorda Carnevale – oltre a dichiarare la necessità dell’installazione dei moduli, ricorda la destinazione a uso transitorio delle strutture sottolineando che, per la loro natura rimovibile, questi non possono arrecare danno al valore paesaggistico né alterare permanentemente lo stato dei luoghi”.
Sulla vicenda, in ogni caso, si annuncia rovente il dibattito tra i legali, tra i quali l’aquilano Maurizio Cora, e il Giudice per il indagini preliminari che ha disposto il sequestro, Marco Billi.
Per i 33 ragazzi ospiti del campus al momento del sequestro, intanto, si sono aperte le porte della ex caserma Campomizzi, mentre per quelli che avrebbero dovuto prendere possesso degli alloggi di Pizzoli dall’11 ottobre (altri 32, ndr) si è ancora in cerca di una soluzione.
“Molti vengono da fuori città – ricorda Carnevale – e per il momento si stanno arrangiando facendo i pendolari. Per consentire loro di avere un posto letto ala Campomizzi è necessario lo scorrimento delle graduatorie, che però deve essere ancora effettuato”.
“I ragazzi che ho potuto sentire, comunque – conclude il papà di Giulia – erano entusiasti della sistemazione nel campus, in alloggi nuovi e sicuri da tutti i punti di vista. La Campomizzi, seppur ristrutturata di recente, a molti non piace, anche perché le strutture sono dei primi del Novecento e non sono realizzate secondo criteri antisismici”.
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