L’AQUILA – Il processo sul crollo della casa dello studente nel terremoto del 6 aprile 2009 resta all’Aquila.

Lo ha deciso la VII Sezione penale della Cassazione, che ha respinto l’istanza di rimessione ad altro giudice avanzata da due degli undici indagati del crollo della palazzina nell’udienza preliminare tenutasi nel giugno scorso.

“È quello che volevamo”: c’è soddisfazione all’interno del comitato dei familiari delle vittime, come spiega la portavoce Antonietta Centofanti, visto che grazie al niet della Suprema Corte il processo potrà proseguire risparmiando perdite di tempo.

Gli avvocati degli indagati che hanno presentato l’istanza accettano la decisione ma intendono far pesare sui magistrati aquilani le considerazioni sul presunto clima da caccia alle streghe che sono state alla base della presentazione: un proposito ribadito tanto da Massimo Carosi quanto da Attilio Cecchini.

Serafico il commento del procuratore capo dell’Aquila, Alfredo Rossini, che ammette candidamenti di essersi aspettato una decisione simile perché non c’erano elementi per un risultato diverso.

IL ”GIALLO” DEL CONVITTO

In merito alla decisione della Suprema corte, è ufficiale solo il pronunciamento sulla Casa dello studente, emesso dalla settima sezione. Il procuratore capo dell’Aquila, Alfredo Rossini rende noto anche quello sul convitto nazionale (parlando di rigetto delle “istanze di traferimento in altra sede dei processi sui crolli”, al plurale), sul cui caso è stata investita, almeno stando ai legali degli indagati, la quarta sezione.

LA SUPREMA CORTE: ISTANZA INAMMISSIBILE

In particolare, Attilio Cecchini e Angelo Colagrande, legali dell’indagato Pietro Sebastiani (presidente della commissione di collaudo) e l’avvocato Massimo Carosi, che assiste Claudio Botta (progettista della struttura), avevano chiesto la rimessione ad altro giudice con trasferimento del processo a Campobasso perché all’Aquila, secondo gli indagati, nell’inchiesta sul terremoto, non ci sarebbe il clima sereno per andare avanti col processo.

I supremi giudici, però, hanno dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, condannando anche i ricorrenti a duemila euro di ammenda.

L’udienza preliminare continuera’ dunque a svolgersi il prossimo 22 ottobre a carico di tutti gli indagati per omicidio colposo, disastro e lesione colpose.

IL COMITATO FAMILIARI DELLE VITTIME: ”E’ QUELLO CHE VOLEVAMO”

L’AQUILA – “Finalmente abbiamo la certezza che il processo potrà continuare all’Aquila: è una svolta positiva, per quanto possa avere valore la parola ‘positivo’ in questa storia”.

È soddisfatta Antonietta Centofanti, portavoce del comitato dei familiari delle vittime dei crolli alla casa dello studente, pochi minuti dopo aver ricevuto la notizia della bocciatura dell’istanza di rimessione al giudice di Campobasso.

“È quello che volevamo – conferma – Non si poteva espropriare la città di quanto accaduto, dei processi, né della possibilità di combattere per i propri morti. È anche la conferma che non ci sono mai stati episodi di violenza, né un clima di caccia alle streghe, come si è detto. E che la Procura ha avuto un atteggiamento sereno e lucido”.

Il mancato trasferimento eviterà anche di ricominciare il processo daccapo, abbreviando i tempi.

“Avremmo perso otto mesi, forse un anno – ipotizza la Centofanti – così possiamo andare avanti: questo sarà un processo complesso, con perizie, controperizie, appelli, sarà impossibile stare nei termini. E noi non dimentichiamo lo spauracchio del ‘processo breve’, che sarà riproposto”.

Si riparte il prossimo 23 ottobre, quando sarà conferito ufficialmente l’incarico al super-perito Maria Gabriella Mulas, che prenderà visione dei quesiti posti dalle difese che dovrà chiarire con le sue analisi. “Naturalmente ci saremo”, promette la Centofanti.

AVVOCATI INDAGATI: CAROSI, ”ISTANZA BOCCIATA SENSIBILIZZI GIUDICI”

L’AQUILA – “Che cosa dire, le sentenze della Corte di Cassazione vanno rispettate”.

Appare rassegnato ma sereno Massimo Carosi, legale del progettista Claudio Botta nel processo sui crolli del 6 aprile 2009 alla casa dello studente, dopo la bocciatura dell’istanza che ha presentato alla Suprema Corte per chiedere la rimessione ad altro giudice con lo spostamento del processo a Campobasso.

Presentata assieme ai colleghi Attilio Cecchini e Angelo Colagrande (che difendono Pietro Sebastiani, presidente della commissione di collaudo dell’edificio), l’istanza afferma che nel tribunale del capoluogo non ci sarebbero le condizioni ideali per celebrare serenamente il processo, visto il clima di caccia alle streghe: le frasi del procuratore Alfredo Rossini e le manifestazioni dei familiari delle vittime vengono ritenute in grado di condizionare l’operato dei magistrati.

“Prendiamo atto – ha detto Carosi – che la Corte non ha condiviso la nostra posizione, ma speriamo che quest’istanza, segno di una nostra convinzione ben radicata, serva a rafforzare l’equilibrio che la Corte ritiene sussistere nei giudici aquilani”.

Carosi ha specificato che “questo non è un avvertimento, né un consiglio, ma per quello che mi riguarda è un auspicio: che quest’istanza possa sensibilizzare la magistratura aquilana”.

CECCHINI, ”FATTO NOSTRO DOVERE”

L’AQUILA – “Devo conoscere le motivazioni prima di sbilanciarmi in commenti: non voglio commentare al buio, vorrei capire perché la Cassazione si è pronunciata per l’inammissibilità anziché per il rigetto”.

Lo ha detto l’avvocato Attilio Cecchini, che con Angelo Colagrande difende uno degli indagati nell’inchiesta sui crolli alla casa dello studente, Pietro Sebastiani (presidente della commissione di collaudo dello stabile), dopo l’istanza di rimessione ad altro giudice del processo bocciata oggi dalla Suprema Corte.

“Posso solo dire – ha proseguito Cecchini – di aver fatto il nostro dovere per tutelare la serenità del nostro assistito, estrapolandolo da una cornice che rischia di inquinare l’andamento del processo”.

“Prendiamo atto della decisione della Cassazione – ha concluso Cecchini – Il problema per noi esiste ancora, i giudici devono tenere conto di questo rischio”.

IL PROCURATORE ROSSINI: ”UN RISULTATO NORMALE”

L’AQUILA – “Non c’erano gli elementi per ottenere un risultato diverso”.

Lo ha detto oggi il Procuratore capo della Repubblica dell’Aquila, Alfredo Rossini (nella foto), commentando la decisione della Corte di Cassazione che ha respinto, per il crollo della casa dello studente, l’istanza di rimessione ad altro giudice presentata da alcuni legali degli indagati.

“Per me è stato normale apprendere che la Cassazione abbia rigettato le istanze di traferimento in altra sede dei processi sui crolli”, ha commentato seccamente Rossini.