L’AQUILA – Cinque nuovi soci e due sponsor entrano a rinforzare L’Aquila Calcio, che in coincidenza del ritorno nel calcio professionistico quest’anno si è trasformata da associazione sportiva dilettantistica (Asd) a società a responsabilità limitata (Srl). L’ufficializzazione è arrivata davanti al notaio Federico Magnante Trecco.

Tra apporti societari e sponsorizzazioni, l’ingresso di denaro affresco ammonterà a 150 mila euro. A entrare nella società sono Maurizio Colantoni, imprenditore aquilano del settore edile; Fabio Baldassarra, imprenditore nato a Sora, ma con base nella Marsica, impegnato nella lavorazione del ferro, e unico entrato con due quote e altrettante società, la Otm e la Sten; c’è poi l’aquilano Elio Centi Pizzutilli, che guida la Tmc impianti; Goffredo De Santis, pittore edile, aquilano; infine Antonio Caprara, imprenditore di Montesilvano che si occupa di demolizioni edili.

Non figura tra i soci Adriano Mattucci, titolare di una ditta di impianti di Giulianova, che ha già quote del San Marino Calcio, che si trova nella stessa categoria, e quindi non può figurare in altri sodalizi: contribuirà lo stesso, come sponsor. Anche Gianfranco Battistelli ha scelto di non entrare direttamente in società, ma di essere solo sponsor: suo figlio Luca figura infatti nella rosa aquilana e in famiglia non si vogliono alimentare sovrapposizioni e chiacchiere.

Saldamente al comando, con una quota che dovrebbe oscillare tra l’80 e il 90 per cento, restano i tre soci originari, Elio Gizzi (nella foto), Massimiliano Nurzia e Giuseppe Taffo, che hanno raccolto il sodalizio rossoblù in Eccellenza e, grazie anche a un’ammissione d’ufficio dopo il terremoto e un ripescaggio, lo hanno riportato tra i professionisti, dove mancava dal 2004.

Nessuno dei tre soci “fondatori” della società, neanche Gizzi che è presidente, ha da solo il 51 per cento: una sorta di patto tacito per restare uniti alla guida dell’Aquila nella buona (si spera) e nella cattiva sorte.

“Sono molto soddisfatto – dichiara il presidente Gizzi – Noi cercavamo qualcuno che entrasse, loro volevano entrare, perciò ci siamo incontrati. Il patto è di rivederci tra un anno e fare il punto. Non è detto che qualcuno dei nuovi ingressi non voglia comprare altre quote, anche tra le nostre”.

“Noi soci fondatori – assicura il primo tifoso – comunque restiamo insieme: tra noi c’è un patto para-sociale, e nessuno ha preso il 51 per cento proprio perché gli altri non potessero accusarlo di comandare da solo”.

ARTICOLI CORRELATI:

ANCHE LA SQUADRA E’ DIVENTATA PIU’ FORTE