TERAMO – “Nel tentativo di allontanare i sospetti”, Salvatore Parolisi “ha fornito, con proprie dichiarazioni e interviste televisive, una mole di menzogne che, inconsapevolmente, hanno costituito una sorta di confessione”.

A sostenerlo è il giudice Marina Tommolini nelle motivazioni della sentenza con la quale, lo scorso 26 ottobre, Salvatore Parolisi, è stato condannato all’ergastolo per l’omicidio della moglie Melania Rea, uccisa a coltellate a Ripe di Civitella (Teramo) il 18 aprile 2011.

“Una mole di menzogne (così come era solito fare nella propria vita quotidiana) – scrive il magistrato – che ha offerto al giudicante una chiave di lettura che ha consentito di ricostruire la dinamica dell’accaduto, il movente e l’effettiva personalità di un uomo che ha vissuto e vive una propria realtà, che prende spunto dal vero, lo rielabora e, quindi, lo eleva a verità tanto da essersi già assolto dai terribili delitti commessi”.