L’AQUILA – Macerie con codici a barre per catalogare e tracciare gli elementi di pregio crollati nel sisma del 6 aprile 2009 o dopo le demolizioni dovute ai danni.
Il progetto sperimentale, che sarà presto esportato in Emilia, partirà nel comune aquilano di Villa Sant’Angelo, uno dei più colpiti dalla tragedia dell’Aquila con 17 morti su 250 abitanti e l’80% dei fabbricati interessato da danni e crolli.
Grazie alla tecnologia, su ogni pacco di pietre attraverso un lettore ottico si potranno identificare il fabbricato di provenienza, il sito di stoccaggio con la localizzazione Gps e anche consultare un repertorio fotografico degli elementi recuperati per consentire di ricollocarle nell’edificio e nella posizione originaria quando si arriverà alla ricostruzione.
Presentato anche un sito Internet con dati aperti dal quale sarà possibile monitorare i cantieri in corso o già conclusi e verificare i quantitativi di macerie smaltiti e le loro destinazioni.
Il metodo è stato illustrato dal soggetto attuatore per la rimozione e lo smaltimento delle macerie, Giuseppe Romano, dal vice sindaco dell’Aquila con delega all’Ambiente, Roberto Riga, dal primo cittadino del paese “pilota”, Pierluigi Biondi, dal funzionario della Soprintendenza Antonio Di Stefano alla presenza di rappresentanti dell’Azienda società multiservizi (Asm) che cura operativamente la sperimentazione, dei Vigili del fuoco e dell’Esercito.
Lo “Zar” delle macerie Romano ha sottolineato il “lavoro di squadra che è stato fatto, che ha visto coinvolte le pubbliche amministrazioni, un risultato eccellente che sarà esportato anche in Emilia”.
“Sin dai primi giorni dopo il sisma ci siamo posti il problema di come non disperdere l’immenso patrimonio artistico e architettonico del nostro centro e con questo progetto abbiamo trovato la soluzione”, ha commentato il primo cittadino Biondi.
Riga ha parlato di “un ottimo esempio di collaborazione tra L’Aquila e i borghi vicini, per dare concretezza al concetto di città-territorio di cui molto si è parlato, soprattutto dopo il terremoto”.
L’architetto Di Stefano, invece, ha sottolineato “l’impegno della Soprintendenza, un ente che si è dato molto da fare nel post sisma, senza però – ha polemizzato – che questi sforzi siano riconosciuti attraverso l’erogazione di risorse economiche o di personale dalla normativa emergenziale”.



