CHIETI – È allarme occupazione nel comparto della sanità privata della provincia di Chieti a causa sia della scure dalla spending review sia delle recenti delibere del commissario ad acta Gianni Chiodi che hanno intenzione di aumentare la portata dei tagli richiesti da Roma.

Sotto accusa, in particolare, c’è il decreto commissariale numero 39 che prescrive una decurtazione di quasi il 10 per cento sugli importi di spesa per la sanità privata.

Un ordine del giorno presentato al Consiglio comunale di Chieti chiede proprio di fare un passo indietro rispetto a questo decreto, giudicato davvero pericoloso sia dal punto di vista occupazionale che da quello delle prestazioni sanitarie.

L’ordine del giorno chiede pertanto alla Regione di aprire un tavolo tecnico sulla sanità privata, per rivedere le scelte fatte e proteggere i livelli occupazionali e gli standard assistenziali offerti. L’ordine del giorno è stato preparato dal consigliere dell’Unione di centro Mario De Lio, ed è stato concordato con i sindacati (Cgil, Cisl, Uil, Ugl e Cimop). Stamane il presidente del Consiglio comunale Marcello Michetti ha tenuto una conferenza stampa per illustrare insieme a De Lio il documento, annunciando che sarà discusso nel Consiglio comunale di dopodomani.

In provincia di Chieti il comparto della sanità privata è formato da Villa Pini, Spatocco e San Francesco. I posti letto nel 2007 accreditati a queste tre strutture erano 397, per circa 79 milioni di euro di budget.

Secondo quanto si legge nell’ordine del giorno con l’attuazione del nuovo Piano sanitario vi è stata una prima riduzione del 23 per cento del budget e, da ultimo, con il decreto del commissario ad acta 25 del 2012, c’è stato un successivo abbattimento del 18 per cento, con il numero di posti letto sceso a 257. Dal 2007 al 2012, dunque, in provincia c’è stato un taglio di 140 posti letto e di circa 33 milioni di euro di budget.

Ma non è tutto, perché il decreto 39 del commissario prepara tagli di quasi il 10 per cento, vale a dire circa 3,5 milioni di budget in meno. Per Villa Pini, ad esempio, significherebbe, un taglio di ulteriori 43 posti di lavoro. Il decreto, tra l’altro, dovrebbe andare incontro alle disposizioni della spending review che però imponeva solo un taglio dello 0,5 per cento per il 2012. Tutto il problema sta nel fatto che dallo 0,5 per cento voluto da Roma si sia passati a quasi il 10 per cento di tagli.

Come è stato possibile? Secondo gli estensori dell’ordine del giorno si è potuto fare un salto tanto grosso perché “come base per ridurre la spesa si prende il consuntivo del 2011 che, però, secondo noi – dice De Lio – non è rispondente al vero perché non tiene conto del minor fatturato dovuto sia al fallimento del gruppo Villa Pini sia allo stop causato dal terremoto”. (ar.ia.)