L’AQUILA – Continua lo scambio epistolare, anche se a senso unico, tra Giampiero Porzio, anima dell’associazione “L’Aquila per la vita” che si occupa di assistenza domiciliare ai malati di tumore, e il ministro del Lavoro Elsa Fornero.
Dopo la storia dei giovani “choosy” è la volta delle “lacrime di coccodrillo” per i malati di sclerosi laterale amiotrofica (Sla): “ho letto delle sue lacrime, durante il Consiglio dei ministri, mentre comunicava ai colleghi professori che non ci sono più fondi per garantire l’assistenza ai malati di Sla – scrive Porzio – Pensando alle sue, mi sono venute in mente altre lacrime: quelle di Gianluca Signorini, il grande capitano del Genoa, morto di Sla esattamente dieci anni fa. Non erano lacrime di coccodrillo, erano lacrime di capitano. Sotto la gradinata Nord, sulla carrozzina, con la Fossa dei grifoni a urlare contro il cielo l’amore, il dolore e la rabbia”.
“La prossima volta, professoressa Fornero, vada a piangere a Marassi – aggiunge – I ragazzi della gradinata Nord la stanno aspettando”.
Nella precedente nota, invece, Porzio affrontava una questione più casalinga: “condivido l’invito ai giovani a non essere troppo ‘schizzinosi’ nella scelta del posto di lavoro. Da anni ho l’onore di guidare un gruppo di giovani professionisti che ‘schizzinosi’ non lo sono stati affatto”, scrive sul filo dell’ironia l’oncologo nato a Roseto (Teramo) ma aquilano di adozione.
“A differenza di sua figlia non hanno due posti di lavoro, gentilmente offerti dallo Stato e dalla fondazione ‘di famiglia’ – è l’accusa – Hanno una intera comunità, che apprezza e supporta il loro lavoro. Fanno ricerca, con lo stesso livello di pubblicazioni di sua figlia, senza ricevere fondi pubblici”.
“Non vinceranno mai un concorso per professore – prosegue con malcelato sarcasmo Porzio – In Italia, professori si nasce e loro, avrebbe detto il principe de Curtis, non lo nacquero”.
“Vivono, tutti i giorni, per strada. Quella strada da cui lei, forse, manca da troppi anni”, è la stoccata finale. (pi.bi.)
PORZIO-FORNERO/1
Gentile Professoressa Fornero,
torno a scriverLe, premettendo di non avere nulla di personale contro di Lei, il Suo augusto consorte o la Sua intelligentissima figlia.
Ho letto delle Sue lacrime, durante il Consiglio dei Ministri, mentre comunicava ai Colleghi Professori che non ci sono più fondi per garantire l’assistenza ai malati di Sclerosi Laterale Amiotrofica.
Pensando alle Sue, mi sono venute in mente altre lacrime: quelle di Gianluca Signorini, il grande Capitano del Genoa, morto di SLA, esattamente dieci anni fa.
Non erano lacrime di coccodrillo; erano lacrime di Capitano.
Sotto la Gradinata Nord, sulla carrozzina, con la Fossa dei Grifoni a urlare contro il cielo l’amore, il dolore e la rabbia..
La prossima volta, Professoressa Fornero, vada a piangere a Marassi.
I ragazzi della Gradinata Nord la stanno aspettando.
Giampiero Porzio
PORZIO-FORNERO/2
Gentile Professoressa Fornero,
ho letto le sue dichiarazioni e condivido l’invito ai giovani a non essere troppo “schizzinosi” nella scelta del posto di lavoro.
Da anni, ho l’onore di guidare un gruppo di giovani Professionisti che “schizzinosi” non lo sono stati affatto.
A differenza di Sua figlia, non hanno due posti di lavoro, gentilmente offerti dallo Stato e dalla Fondazione “di famiglia”.
Hanno una intera Comunità, che apprezza e supporta il loro lavoro.
Fanno ricerca – con lo stesso livello di pubblicazioni di Sua figlia – senza ricevere fondi pubblici.
Non vinceranno mai un concorso per Professore. In Italia, Professori si nasce e loro – avrebbe detto il Principe de Curtis – “non lo nacquero.”
Vivono, tutti i giorni, per strada.
Quella strada da cui Lei, forse, manca da troppi anni.
Giampiero Porzio



