L’AQUILA – E’ già polemica sulla variazione di bilancio che aproderà domani in Consiglio regionale. A lanciare il sasso nello stagno è il consigliere regionale Idv Lucrezio Paolini che adombra il ritorno di una sorta di legge “omnibus”.

“E’ la solita storia: nella variazione di bilancio, tra alcune cose anche serie e necessarie, Chiodi & Co. hanno trovato modo e tempo per inserire prelibatezze del settore ‘culturale’ e ricreativo”, scrive il consigliere dipetrista all’Emiciclo.

“Intanto – continua Paolini – va detto che non si tratta di ‘bruscolini’ ma di oltre 222mila euro che si aggiungono agli 80mila già stanziati: in totale più di 300mila euro distribuiti a pioggia a favore di circa 125 associazioni che si occupano prevalentemente di mostre fotografiche, cortometraggi, festival cinematografici, di musica leggera e persino un film sull’alluvione del 2007, ad Alba Adriatica e Tortoreto.

I soldi per il film, Chiodi e Di Dalmazio, bontà loro, li hanno trovati, ma dimenticano che i cittadini colpiti da quell’alluvione attendono ancora gli indennizzi promessi”.

“Se qualcuno volesse andarsi a leggere la mission delle varie associazioni premiate con denaro pubblico, vi troverebbe contributi per valorizzare il connubio tra arte e musica, per l’excursus musicale del ‘900 e persino qualche soldo per le culture musicali unite dall’Adriatico”.

“Almeno – ironizza il Consigliere Lucrezio Paolini – si sarebbero potuti risparmiare i soldi dati per lo spettacolo ‘Facce comiche’ giacché di quelle ne abbiamo in abbondanza, anche se gli abruzzesi non sono affatto in vena di ridere.
Non poteva mancare una manciata di euro anche per un’associazione micologica, per il jazz manouche, che quasi nessuno al mondo sa cosa sia, ma che – fosse solo per il nome da pellerossa – sembra dover meritare attenzione e soldi pubblici.

“Soldi anche per i clown, per le dame popolari, per la civiltà dei Marsi e dei Peligni, per la religiosità popolare e per la Via crucis, ma questa già da tempo la stanno facendo i disoccupati, i cassintegrati, i disabili. Almeno per questi ultimi – conclude Paolini –  i 300mila euro, che pochi non sono, avrebbero potuto rappresentare un segnale di inversione della tendenza”.