L’AQUILA – Canoni eccessivi e lavori gonfiati al capannone ex Optimes dove si è ricollocata la facoltà di Ingegneria dell’Aquila: dentro gli organismi dell’Università, Senato accademico e Consiglio di amministrazione, c’è chi aveva fiutato puzza di bruciato e ha avvisato gli altri componenti sui contorni poco chiari della vicenda.

Sulla faccenda, in seguito, la procura della Repubblica del capoluogo ha aperto un’inchiesta che ha portato all’iscrizione sul registro degli indagati del rettore, Ferdinando Di Orio, dell’ex direttore amministrativo, Filippo Del Vecchio, e del rappresentante della società proprietaria dello stabile, Marcello Gallucci.

Per i magistrati, che hanno notificato la chiusura delle indagini, “ballano” oltre 4,5 milioni di euro, cioè la differenza tra l’affitto annuale pagato dall’Ateneo, 1,24 milioni, e quello che stando alle stime era più congruo, 715 mila euro, e le opere di adeguamento dei locali, schizzate da 3,6 milioni più Iva a 5,7.

Accuse pesanti che lasciano presagire una richiesta di rinvio a giudizio da parte del pm titolare dell’inchiesta, David Mancini.

A mettere in guardia sono stati, tra gli altri, i professori Pierluigi Beomonte Zobel (del Cda), Paola Inverardi e Marco Valenti (del Senato accademico).

Da quanto si apprende dai verbali, nel corso di alcune adunanze dei rispettivi organismi, i tre hanno mostrato più di una perplessità in merito alle procedure che l’Ateneo stava seguendo per la ricollocazione di questa e altre facoltà danneggiate a seguito del sisma del 6 aprile 2009.

L’idea di affittare il capannone nel nucleo industriale di Pile ha cominciato a circolare nel maggio di quell’anno, e il mese successivo era già quasi cosa fatta.

Il 17 giugno, infatti, in Senato accademico, la Inverardi ha fatto mettere a verbale la richiesta circa “le motivazioni che avevano portato a definire il contratto per la ex Optimes per sei anni rinnovabile per altri sei” e ha chiesto di “conoscere le modalità di rescissione, visto che probabilmente, in accordo con quanto dichiarato dall’amministrazione le attività di recupero e/o sostituzione del patrimonio edilizio avrebbe dovuto rendere disponibili ampi spazi nell’arco di tre anni”.

Alla Inverardi ha fatto eco Valenti, che ha rimarcato “il canone eccessivamente esoso della struttura ex Optimes”.

Ma è stato Zobel il più agguerrito, tanto che, a più riprese, ha reclamato che la decisione fosse preliminarmente vagliata dalla commissione Contratti e convenzioni dell’Università e, nella riunione del 29 luglio 2009 del Cda, ha sottolineato la sua contrarietà alla chiusura dell’accordo con Gallucci per tre motivi: il mancato parere preventivo dell’Ufficio tecnico erariale (Ute) sulla congruità della somma pattuita, il vincolo contrattuale troppo lungo e l’affidamento dei lavori di adeguamento effettuato senza gara.

Ma il consiglio ha deciso di andare comunque avanti e, nella stessa data, ha sottoposto a ratifica il contratto che, nel frattempo, era stato già firmato: al momento del voto Zobel è uscito dalla sala, mentre hanno dato voto favorevole Di Orio, Del Vecchio, Giovanni Pacioni, Alfonso Corbacelli, Maria Adelaide Continenza, Mario Schietroma, Pier Paolo Baldini e Carla Macolino.

L’allora prorettore Roberto Volpe, invece, si è astenuto e sono risultati assenti Anna Rita Giuliani, Stefano Valentini, Fabrizio Pica Alfieri, Antonio Centi e Sergio Tiberti, quest’ultimo nominato da appena tre giorni nel consesso da parte del ministero dell’Università come rappresentante del governo.

Queste stesse persone che adesso rischiano di dover risarcire il danno erariale nel caso in cui la Corte dei conti dovesse accertare un voto dato con troppa leggerezza.

Dopo un anno e mezzo dai fatti, infatti, è arrivata la “mazzata” dell’Ute: i tecnici hanno rilevato che quell’affitto era troppo alto e Di Orio ha “scaricato” la responsabilità di tutto su Del Vecchio, come aveva già fatto nella seduta della ratifica contestata del luglio 2009.

In quel verbale, infatti, si legge: “il rettore ribadisce al consesso che l’intera conduzione delle operazioni contrattuali ha visto in qualità di protagonista il solo direttore amministrativo, che ha sottoposto alla firma del rettore i contratti già firmati”.

Per cercare di “metterci una pezza” è stata portata all’attenzione del Cda una delibera con la quale si chiedeva al Consorzio industriale, che nel mentre era subentrato nella proprietà a Gallucci dopo una sentenza del Consiglio di Stato, di rescindere il contratto, di concedere la locazione al prezzo stimato dall’Ute e di richiedere a Gallucci la restituzione di quanto pagato in eccesso.

Richieste cadute nel vuoto. Come se non bastasse, in seguito al contenzioso sorto tra il consorzio e Gallucci le somme sono state congelate dal tribunale su richiesta della stessa Università, che continua a pagare il canone per intero, anche se materialmente queste finiscono su un conto e sono congelate in attesa che la querelle si chiuda definitivamente.