PESCARA – La pochezza del gioco presentato contro il Torino, una neo promossa in A tanto quanto il Pescara, e, soprattutto, le dichiarazioni di mister Giovanni Stroppa nel dopo gara, hanno fatto scatenare il malcontento tra i tifosi biancazzurri che hanno sparato a zero sull’allenatore, chiedendone con forza la sostituzione.

Non desidero assolutamente contestare l’atteggiamento dei tifosi che, definiti più volte clienti, da alcuni sprovveduti dirigenti pescaresi, come tali hanno preteso che la “merce” acquistata fosse pari alle promesse del venditore e al prezzo pagato.

Ma, al di là della polemica spicciola che riguarda qualche dilettante all’interno della società, c’è da dire che Stroppa non ha colpa se è stato chiamato a ricoprire un ruolo così importante come quello che deriva dal dover dirigere una squadra che deve salvarsi in serie A, considerando che, da allenatore, non ha avuto il necessario periodo di apprendistato essendo passato d’un balzo dalla Prima Divisione alla massima serie.

Mi si potrebbe obiettare che ci sono alcuni esempi che potrebbero dare ragione a chi lo ha voluto premiare in tal modo e parlo di Mancini, Stramaccioni, ma sono quelle eccezioni che confermano, invece, una regola che detta: ci vogliono le giuste competenze per ricoprire determinati ruoli di rilevante importanza.

Inoltre, quegli stessi esaltati sostenitori della linea societaria, che oggi, invece, sputano sentenze su tutto e tutti, perché non hanno reso evidente, in tempi giusti, quando una loro critica poteva servire per far ravvedere lo staff tecnico della società, che confermando la stessa linea difensiva che aveva subito 55 gol in Serie B, non avrebbero potuto garantire nulla di più e di meglio in serie A?

Ora sparano, come si suol dire sulla croce rossa, forse perché si sono sentiti traditi dai loro mentori, o forse perché temono la presa di posizione di quei tifosi che hanno capacità critiche e che hanno smesso da anni, ormai, l’anello al naso.

Molti tra i tifosi hanno fatto sentire, all’inizio del torneo, alla società il loro consenso sperando di aver torto nel dubitare delle operazioni svolte nel mercato di entrata e di uscita, e di poter comunque rivedere la squadra in condizioni di lottare dignitosamente per la salvezza e per mantenere lo stato di diritto acquisito dopo lo straordinario campionato offerto lo scorso anno da Zdenek Zeman e dai suoi allievi.

Ma dopo le due sconfitte e le due penose espressioni di non gioco, pur con tutte le attenuanti possibili, rigore non concesso contro l’Inter, espulsione di Terlizzi, secondo gol del Torino viziato in partenza da fuorigioco, hanno davvero paura e temono che il “tesoretto” di cui i dirigenti avevano la disponibilità sia stato speso (tutto?) in modo errato.

Non ci vuole un saggio come Salomone per capire le differenze esistenti tra la serie B e la A e come non si possano inventare situazioni solo poggiando sull’amicizia di questo o di quel reggitore di microfoni pronto a amplificare quei meriti che sono soltanto presunti.

Tempo per rimediare ce n’è a sufficienza. Si agisca in tempo utile e i dirigenti facciano il loro dovere nelle stanze di lavoro e non si dilettino solo a far la passerella domenicale o gli esibizionisti nei salotti televisivi di comodo.