ROMA – Il premier, Silvio Berlusconi, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, il sottosegretario di Stato, Gianni Letta. Ha incontrato tutta la filiera istituzionale per la gestione della situazione abruzzese il presidente della Regione e commissario per la ricostruzione, Gianni Chiodi, nella sua intensa giornata romana.
Chiodi ha sostenuto con tutti i suoi interlocutori la necessità di ampliare le misure contenute nella manovra economica varata dal governo, per consentire la ripresa economica dei territori colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009. In particolare, l’estensione della proroga della sospensione per il pagamento delle tasse a più categorie (la manovra come concepita prevede agevolazioni solo per titolari di attività produttive con volume d’affari inferiore a 200 mila euro); il trasferimento delle risorse già stanziate; il rifinanziamento dell’art. 7.
“Sia da Berlusconi che da Letta – ha dichiarato alla fine – mi hanno rassicurato che faranno pressioni sul ministro Tremonti per l’accoglimento delle nostre richieste. Non è lui lo scoglio, ma le condizioni finanziarie attuali. Durante questa settimana i tecnici del ministero dell’Economia verificheranno le misure per affrontare la situazione”.
Il presidente abruzzese si trasferirà per tutta la prossima settimana nella Capitale, nell’ambito di una forma di sensibilizzazione decisa da tutti i presidenti di Regione affinché siano modificati i termini della manovra finanziaria: “Le Regioni – ha aggiunto – non possono sopportare un peso così forte, ci vuole lo sforzo di altri Enti, per esempio alcuni ministeri, oggi toccati solo marginalmente dalla manovra”.
Nel vertice con Berlusconi non si è parlato delle dichiarazioni del premier sugli “spari” che potrebbero ricevere gli uomini della Protezione civile in Abruzzo, né delle presunte accuse sugli appalti della ricostruzione al coordinatore del Popolo della libertà, Denis Verdini: “Sono concentrato solo sulle tasse, non c’è stato modo di parlare di altro”, ha concluso Chiodi.
DECISO UN CONSIGLIO COMUNALE DAVANTI A MONTECITORIO
L’AQUILA – L’adesione formale del Comune dell’Aquila, col gonfalone della città, alla manifestazione promossa dai Comitati contro la sospensione del regime fiscale (16 giugno, nel pomeriggio, con concentramento alla Villa Comunale); la convocazione di un Consiglio comunale, con invito ufficiale di partecipazione al ministro dell’Economia, Giulio Tremonti (21 giugno prossimo); una Conferenza dei capigruppo per definire le modalità di un’Assise municipale straordinaria da tenersi a Roma, dinanzi a Montecitorio.
Queste le risoluzioni adottate dal Consiglio comunale dell’Aquila, riunito oggi nel giorno di San Massimo, patrono della città, al palazzo dell’Emiciclo.
La seduta consiliare aveva un unico punto all’ordine del giorno: iniziativa a sostegno dell’odg approvato dal Consiglio comunale del 24 maggio 2010 su ‘Documento condiviso sulla fiscalita’ – Proroga sospensione regime fiscale”.
Vi hanno partecipato 13 sindaci del cratere con il tricolore in mano, sull’esempio del primo cittadino aquilano Cialente, il deputato Giovanni Lolli, il consigliere provinciale Guido Liris, i consiglieri regionali Giorgio De Matteis e Luca Ricciuti.
Il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti, in apertura dei lavori ha stigmatizzato l’assenza del presidente della Provincia dell’Aquila, Antonio Del Corvo, “che per la seconda volta è stato invitato e ha ritenuto di non partecipare. Spero, in futuro in una maggiore attenzione da parte sua verso i problemi di questa città”.
TASSE, SINDACI DEL CRATERE SENZA FASCIA PER PROTESTA
L’AQUILA – Alcuni sindaci del “cratere sismico”, stamane, in occasione del Consiglio comunale dell’Aquila, hanno reso noto la propria adesione alla mobilitazione generale per chiedere la proroga delle agevolazioni fiscali per la zona colpita dal terremoto.
I sindacI o rappresentanti Antonio Tarquini (Tornimparte), Renzo De Vincentis (assessore Torre de’ Passeri), Emidio Castricone (Popoli), Marcello Chelli (Bussi), Dionisio Ciuffini (Castelvecchio Calvisio), Lanfranco Chiola (Cugnoli), Walter Chiappini (assessore comunale a Lucoli), Manfredo Marinacci (vice sindaco Collarmele), Emilio Nusca (Rocca Di Mezzo) e Silvano Cappelli (San Demetrio) hanno partecipato al consiglio comunale con la fascia tricolore in mano, così come aveva fatto il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, in occasione della Festa della Repubblica del 2 giugno (nella foto).
CIALENTE: ”SIAMO APPESI A UN FILO, NON TAGLIATE LA CORDA”
L’AQUILA – “Il 29 gennaio, quando c’è stato l’avvicendamento tra la Protezione civile e il Commissario delegato per la ricostruzione e il suo vice, eravamo convinti che la vicinanza del Governo si mantenesse costante. Ma così non è stato. Al momento, all’Aquila, ci sono ancora 32 mila persone senza casa”. La situazione è stata denunciata dal sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, nel corso della seduta straordinaria odierna del Consiglio comunale.
“Finalmente – ha spiegato il primo cittadino – siamo riusciti ad avere un incontro decisivo con Governo e con la Protezione civile, dal quale è emerso che non ci sono più soldi per affrontare la tragedia, da tutti riconosciuta come la più grande del paese negli ultimi cento anni. E non ci sono soldi neanche per l’emergenza”.
“È con gli occhi bassi – ha aggiunto Cialente – che incontro gli imprenditori che hanno eseguito lavori e puntellamenti e che, non avendo ricevuto contributi, non sanno più dove attingere”. Dei circa 500 milioni di euro necessari nell’immediato, ha snocciolato il sindaco ne sono adesso giunti 122, 44 dei quali già destinati ai rimborsi per lavoratori autonomi e attività produttive. Un’altra boccata di ossigeno è giunta dalla Regione che ha stanziato 35 milioni di euro. Ma non è sufficiente”.
“Manca la liquidità – ha rimarcato ancora Cialente – mancano mille appartamenti e altrettanti di edilizia pubblica recuperabili sono fermi li’ per mancanza di fondi”.
“Siamo come chi – ha concluso Cialente in riferimento al pagamento e rimborso tasse – compiendo una scalata perde un appiglio e rimane sospeso nel vuoto. Non è pensabile che qualcuno possa tagliare la corda lasciandoci precipitare nel vuoto”.



