L’AQUILA – “Non siamo noi amministratori a influenzare la scelta delle ditte per la ricostruzione dei condomìni. Una scelta, quella dei tecnici e delle imprese, che, va ribadito, resta un diritto dei proprietari”.
Così Mauro Basile, presidente provinciale dell’Associazione nazionale amministratori condominiali e immobiliari (Anaci), risponde agli strali del presidente provinciale dell’Ordine degli ingegneri, Paolo De Santis, che aveva parlato di spinte a indirizzare le scelte per via di “interessi degli amministratori, amicizia e politica”.
Spinte che, sempre secondo De Santis, portano a una prevalenza nell’affidare i lavori sui condomìni a imprese provenienti da fuori provincia e da fuori regione: una conferma rispetto a quanto denunciato qualche settimana fa da un imprenditore aquilano che ha voluto restare anonimo. Una prevalenza confermata anche dal presidente provinciale dell’associazione costruttori (Ance), Filiberto Cicchetti.
Secondo l’amministratore Basile, però, “non c’è nessuna discriminazione. Certo – ammette – un’impresa molto lontana può costituire un problema, ma questo è un mio pensiero personale. Per quanto riguarda i condomìni che amministro, ho stilato una lista di venti domande cui far rispondere le aziende per avere una sorta di “carta d’identità” sulla loro solidità e sulla loro serietà, e tra le venti domande che facciamo non figura la provenienza”.
Quello che l’amministratore non accetta è l’accusa giunta dagli ingegneri di indirizzare la scelta delle ditte: “Non ho nulla contro gli ingegneri – spiega Basile – ma sono stati loro a cominciare! Tutti pressano i condòmini: le imprese, i tecnici, non se ne può più. Viceversa, noi amministratori non abbiamo necessità di pressare alcuno, perché il nostro lavoro lo avevamo già prima del terremoto. Invece, spesso nelle assemblee vedo tecnici che vengono a proporre una ditta o l’altra. Mi azzardo a dire che sarebbe perfino lecito se lo facessimo noi, ma se lo fa un ingegnere che poi diventa direttore del cantiere, allora qualcosa non va”.
Secondo Basile, nella scelta di una ditta contano “le certificazioni, il non richiedere anticipi, il non sospendere i lavori, la percentuale di ribasso sugli imprevisti; insomma, non certo la provenienza. Anche se – confessa in conclusione – io non farei ricostruire casa mia a un’impresa che si trova a 800 chilometri di distanza, perché poi è difficile cercarla”.
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