L’AQUILA – “Nel 2011 per Massimo Cialente tornare dall’indennizzo al contributo per la ricostruzione delle case significava aprire alle grandi lobby, oggi accetta che si passi ai grandi appalti che denunciava fossero affari per le cricche. Paga un’altra cambiale elettorale?”.

Durissima l’opposizione in Consiglio comunale dell’Aquila, capeggiata da Giorgio De Matteis, all’indomani della seduta dell’assemblea che ha discusso possibili modifiche (che non saranno recepite) all’emendamento sulla ricostruzione al decreto crescita che verrà discusso da domani in Parlamento, un testo contestatissimo che sta facendo scoppiare una rivolta.

Oltre a Gdm, anche Emanuele Imprudente, capogruppo L’Aquila città aperta, Piero Di Piero, capogruppo Unione di centro e Luigi D’Eramo, capogruppo Prospettiva 2022, hanno rampognato duramente tanto il primo cittadino, quanto il ministro per la Coesione territoriale e inviato del governo Fabrizio Barca, quanto il parlamentare del Partito democratico Giovanni Lolli, e anche il presidente del Consiglio comunale, Carlo Benedetti.

Il nuovo testo abbandona la definizione di indennizzo diretto tornando invece al contributo per i cantieri che apriranno di qui in avanti; contributo vuol dire bando europeo con tempi lunghi, rischio di contenziosi ai giudici amministrativi e, per l’opposizione, un “esproprio” nei confronti del cittadino visto sarà il Comune a gestire la cosa.

Nel richiamare l’accusa di Cialente alle “grandi lobby”, De Matteis ha fatto riferimento a un’intervista che il sindaco rilasciò ad AbruzzoWeb il 20 marzo 2011, quando si era dimesso polemicamente.

“Penso si stia perdendo tempo per arrivare a rimangiarsi anche in Parlamento l’indennizzo e optare per il contributo – disse allora – Sennò non si spiegano i ritardi sulle case con i maggiori danni classificate ‘E’. Comincio a pensare che siano quasi costruiti per un disegno preciso: far tornare le grandi lobby”.

“Come mai oggi il parolaio sta zitto e non si dimette né si strappa le vesti, accettando il ritorno del contributo?”, si è chiesto polemicamente lo sfidante sconfitto da Max nel ballottaggio di maggio.

E Cialente ha capito che è meglio parlare, convocando in fretta e furia una conferenza stampa per il primo pomeriggio.

Quanto a Barca, De Matteis ha sottolineato che “è venuto spesso all’Aquila a parlare del nulla, è venuto lunedì per il marchettone alla Rai (la cerimonia di Collemaggio “Il racconto della tragedia”) e il giorno del Consiglio comunale sull’emendamento ha aspettato le 13 per fare una conferenza stampa: non fa bella figura”.

Ancora, “Barca è di sinistra, non di centrosinistra, e si vede: questa legge serve a decidere come lo Stato può controllare il cittadino”.

E ancora strali per Lolli, “dice che non ci si può fare nulla? È accondiscendente, o non conta nulla o fa il furbo”, per Stefania Pezzopane “l’Angelo muto oggi sta zitta”, per l’assemblea cittadina, “che sta muta nonostante la città sia espropriata e commissariata”.

Quanto al presidente riconfermato Benedetti, che ha bollato Gdm come Sapientino, “ha convocato un Consiglio inutile, arrivato tardi, malgestito da un presidente inadeguato, connivente e succube di una maggioranza inadeguata a governare la città”.

Di Piero, da tecnico, ha sottolineato che “appalti per la ricostruzione significa iniziare a vedere i cantieri tra sette anni e con il 45 per cento di ribasso”, mentre sulla norma sul conflitto di interessi che lo riguarderebbe ha protestato: “Non vogliono i tecnici nell’amministrazione perché sono scomodi”.

D’Eramo ha annunciato un “tour della verità, circoscrizione per circoscrizione, per spiegare la legge Barca ai cittadini, inconsapevoli del grave danno che riceveranno, senza isterismi collettivi alla Cialente”.

Per Imprudente, infine, “dopo le chiacchiere su partecipazione, la proposta di legge popolare, ci ritroviamo in un regime. Barca non è Gianni Letta, almeno lui ciò che prometteva lo manteneva”.