L’AQUILA – Il 29 dicembre del 2015 moriva all’Aquila Luana Ricca, promettente chirurga siciliana arrivata in Abruzzo dopo aver superato un concorso alla Asl 1.
Nessuno potrà sapere mai le ragioni del gesto, e un’inchiesta giudiziaria aperta sul caso è stata archiviata qualche mese dopo, di certo c’è che la decisione della donna di farla finita arrivava dopo un periodo di insoddisfazioni professionali all’interno dell’azienda sanitaria.
Luana Ricca fu ritrovata impiccata nel balcone di casa, in un appartamento nella zona della villa comunale dove si era trasferita qualche mese prima, mentre il marito e il figlioletto erano rimasti a vivere a Roma.
Laureata in tempi record alla Sapienza, si trasferì in Francia per proseguire la carriera professionale anche grazie al brillante percorso di studi.
La donna, con all’attivo oltre 1.500 interventi chirurgici, ebbe esperienze di alto profilo anche a Milano nel centro di eccellenza di Umberto Veronesi.
Da quel terribile giorno non si è mai arrestata la battaglia del fratello, Francesco Ricca, per “far emergere, con le mie parole, un sistema sanitario nazionale becero, arretrato, paludoso e anti-meritocratico. Elementi che emergono quotidianamente in Italia, non soltanto a L’Aquila”, disse qualche giorno dopo il suicidio di Luana.
“In Italia si è spesso costretti a cedere il posto a chi viene dopo di te, nella sanità non esiste meritocrazia ma si va avanti per amicizie, favori e simpatie”. E all’ospedale dell’Aquila “il quinto in graduatoria era impiegato prima di Luana, sebbene lei fosse arrivata quarta”, fu lo sfogo raccolto da AbruzzoWeb.
Il pubblico ministero Antonietta Picardi, tuttavia, nel luglio scorso ha chiesto l’archiviazione dell’inchiesta sulla morte della donna, visto che nel corso delle indagini portate avanti dalla Squadra mobile della questura non sarebbero emersi elementi tali da pensare ad una istigazione al suicidio. (m.sig.)






