L’AQUILA – Nuove grane per l’Università dell’Aquila.

Il giudice del lavoro Anna Maria Tracanna ha infatti bocciato la stabilizzazione di 19 lavoratori precari del settore amministrativo, accordando un rimborso di 20 mensilità per ognuno: in totale fanno 600 mila euro.

Una somma importante che rischia di gravare pesantemente sulle già esangui casse dell’Ateneo.

E per beffa la decisione non soddisfa neanche i lavoratori, interessati a un percorso lavorativo che li porti ad avere contratti a tempo pieno piuttosto che ai quattrini in sé.

“So che ci sono sentenze del giudice del lavoro ma ancora non ho visto i contenuti”, ha ammesso ad AbruzzoWeb il direttore amministrativo dell’Ateneo, Pietro Di Benedetto, rimandando ogni suo commento a lunedì, “anche perché si tratta di vicende nate prima della mia nomina”.

A spiegare qualche dettaglio dello spinoso caso a questo giornale è Cinzia Angrilli della Cgil Università.

“Le stabilizzazioni non sono state accordate, il rimborso sì, ma non è questo il punto – sbotta – Apriremo un tavolo con l’amministrazione dell’Ateneo per decidere insieme come andare avanti”.

L’obiettivo, come spiega la sindacalista, “non è solo far rimanere questi lavoratori con contratto a tempo determinato, ma aspettare che cambi la legge e poterli assumere a tempo pieno con una programmazione ragionevole. È fattibile? Negli anni sicuramente sì”.

L’identikit di questi lavoratori in bilico è presto fatto. “Sono tutti amministrativi, tecnici e informatici, essenziali per il funzionamento dell’amministrazione. Semplici dipendenti pubblici che prendono 1.000 euro al mese”, sospira la Angrilli.

La querelle è appena cominciata.