L’AQUILA – “È stata respinta dalla maggioranza la proposta alternativa del Movimento 5 stelle per le vasche di laminazione. Si è concluso, infatti, il consiglio regionale straordinario richiesto dal M5S per proporre un progetto alternativo volto a salvare il letto del fiume Pescara selvaggia che costerà 54 milioni di euro. Un’opera inutile e costosa e che oltre tutto non risolverà il problema dell’allagamento”.

È l’amareggiato commento della consigliera regionale Sara Marcozzi e del consigliere Domenico Pettinari, dopo la  bocciatura del documento presentato dalle minoranze nel consiglio straordinario di oggi che impegnava il Presidente della Giunta regionale ad attivarsi per l’immediata sospensione ed annullamento delle procedure tese all’approvazione del progetto che riguarda il fiume Pescara. Il documento inoltre chiedeva di attivarsi affinchè, per le raccolte delle acque di piena, vengano intraprese le opportune iniziative negli Uffici regionali, per la valutazione di un progetto alternativo consistente nella realizzazione di tanti piccoli laghi collinari.

“Già lo scorso luglio – continuano Marcozzi e Pettinari  – presentammo questa proposta  un’opera di ingegneria naturalistica che prevede la realizzazione bacini d’acqua diffusi sull’intero percorso idrografico del Fiume Aterno-Pescara che contengano l’acqua durante gli eventi atmosferici di eccezionale portata. Abbiamo calcolato che con quei soldi si potrebbero realizzare fino a 1000 laghetti collinari, con una capacità di raccolta circa 8 volte superiore a quella delle vasche di laminazione previste nel progetto della Giunta-D’Alfonso e con una capacità di assorbimento della portata in caso di piena fino al 70%”.

“Oggi invece la maggioranza – proseguono i due consiglieri –  ha scelto di percorrere ancora una volta la strada del cemento, una strada vecchia che dimostra l’assenza totale di una visione del territorio ed interessi ben lontani da quelli della salvaguardia di chi lo abita o lo utilizza per il lavoro agricolo. L’approvazione di questo progetto infatti  creerà danni irreparabili alle imprese agricole e ai proprietari terrieri delle zone interessate rendendo inutilizzabili una vasta area di fertile terreno alluvionale, rischiando di aumentare sia l’erosione a monte che la velocità dell’onda di piena a valle a causa degli interventi che renderanno più rettilineo il corso del fiume”.

Le vasche si è argomentato in aula, verranno realizzate su terreni la cui falda acquifera è già molto superficiale in condizioni normali (circa 2,5 m di profondità), con il fiume in piena la falda si alzerà rendendo ancora meno efficienti le stesse. I 54 milioni di euro non comprendono poi le spese di manutenzione durante la piena ma, soprattutto, post-piena.

“Altro aspetto tecnicamente inspiegabile è la scelta della realizzazione del progetto a monte dell’immissione nel Pescara di uno dei suoi maggiori affluenti, il torrente Nora, le cui acque in caso di piena arriverebbero senza alcuna diminuzione nel fiume. Che sia stata pensata solo per salvare Megalo?”, insinuano Pettinari e Marcozzi.