L’AQUILA – “C’è il serio rischio che tra 65 giorni siano tutti fuori”.

È forte la preoccupazione dei sindacati per lo stabilimento della Santa Croce Spa che a Canistro (L’Aquila) imbottiglia acque minerali.

“Il nostro obiettivo è sempre stato quello di far trovare i lavoratori in forza, in modo che l’eventuale nuovo proprietario possa riacquisirli – dice il segretario della Fai Cisl Abruzzo-Molise Franco Pescara – ma tempo che viene espletato il nuovo bando per la concessione, sono anche trascorsi i 65 giorni della mobilità, al termine dei quali è consentito il licenziamento”.

“Avevamo già in programma una riunione per il 19 settembre perché la proprietà aveva aperto una procedura di mobilità per 35 persone, avevamo chiesto tempo per trovare una soluzione e anche per capire dalla Regione che soluzione potesse esserci – spiega il sindacalista – nel frattempo ci è arrivata la comunicazione ufficiale del licenziamento collettivo di tutti e 75 i dipendenti”.

Momento dal quale è stato proclamato lo stato di agitazione.

Da mesi è in atto un braccio di ferro tra la Santa Croce e la Regione Abruzzo sulla concessione dell’acqua minerale, fatto di denunce reciproche e anche di blitz nello stabilimento, anche con l’intervento dei carabinieri, da parte dell’ente regionale che ha messo i sigilli dopo aver revocato la concessione e non concesso proroghe, per bocca della dirigente Iris Flacco, a causa di un documento unico di regolarità contributiva (Durc) non regolare.

Rilievi rigettati dalla Santa Croce, che accusa di essere vessata dalla Regione che “evidentemente vuole dare a concorrenti la concessione”, come ha detto il patron Camillo Colella.

La Regione ha preparato ora il nuovo bando, che secondo quanto annunciato dal vice presidente con delega alle Attività produttive Giovanni Lolli, dovrebbe essere pubblicato entro il mese di settembre.

Ma dopo l’annuncio della mobilità per tutti, “i toni anche con le organizzazioni sindacali sono tesi – dice Pescara – perché quando si presenta una richiesta di chiusura affermando che la Regione non fa imbottigliare ma invece si imbottiglia, allora la proprietà dovrebbe rispondere ad una sola domanda: se continui a produrre perché licenzi?”.

I sindacati sono particolarmente preoccupati per il rischio che la mobilità collettiva possa servire a “far trovare vuota la fabbrica alla nuova proprietà”.

“È una vicenda increbibile che rappresenta una sconfitta per tutti”, aggiunge Pescara, che ricorda come “da ormai diversi anni lo stabilimento lavora con appena 25 dipendenti, tutti gli altri sono in cassa integrazione ordinaria o in deroga, contratti di solidarietà e c’è stata qualche mobilità incentivata”.

Il vincitore del nuovo bando non avrebbe insomma alcun vincolo nei confronti dei lavoratori, e “potrebbe assumerne 10, 20, quelli che vuole”. (m.sig.)