L’AQUILA – Clima teso e venti di sommossa tra i sindaci del cratere abruzzese, che hanno chiesto un incontro urgente al sottosegretario al ministero dell’Economia Paola De Micheli, per chiedere un cospicuo aumento del Fondo unico per il personale precario impegnato nella ricostruzione post sismica, impiegati nei due uffici speciali per la ricostruzione, dell’Aquila (Usra) e del cratere (Usrc), e negli uffici tecnici dei Comuni, a cui si sono aggiunti quest’anno, a sballare ulteriormente i conti, gli addetti di Abruzzo Engineering, la società in house controllata dalla Regione, e da poco riportata in vita dall’attuale esecutivo di centrosinistra di Luciano D’Alfonso.

Per il 2016 i fondi a disposizione restano infatti 11,5 milioni di euro.

Visto che i 13,5 milioni di euro assegnati il 10 agosto dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe), si riferiscono al fondo del 2017. 

Ad Abruzzoweb i coordinatori dei sindaci del cratere Sandro Ciacchi e Francesco Di Paolo ribadiscono che queste somme, sia  per il 2016 sia per il 2017, sono del tutto insufficienti.

“Per il solo 2016 servirebbero 20 milioni di euro – spiga infatti  Ciacchi – voglio ricordare infatti che il costo dei 56 collaboratori contratto co.co.co. impegnati negli Uffici territoriali della ricostruzione ha una copertura fino a giugno 2016, ed ora sono i Comuni che stanno anticipando gli stipendi con risorse proprie, nella certezza che poi sarebbero arrivati i fondi del governo. A breve dunque, se non ci saranno novità, i co.co.co. rimarranno senza stipendio”.

Situazione analoga anche all’Usrc e all’Usra,  dove i precari sono una cinquantina. 

I conti sono del resto presto fatti: per il 2016 gli 11,6 milioni vanno defalcati di 5,6 milioni destinati ad Abruzzo Engineering, per l’assistenza tecnica biennale.

Restano, quindi, circa 5 milioni, che saranno ripartiti al 65 per cento per l’Usra e al 35 per l’Usrc e gli uffici territoriali. 

Lo stesso avverrà nel 2017: i 13,7 milioni, già insufficienti andranno divisi a metà con  Abruzzo Engineering. E la coperta troppo corta  lascerà al freddo soprattutto i comuni del cratere.

Drammatico a tal proposito lo scenario prospettato da Ciacchi.

“Con queste cifre a disposizione – avverte il coordinatore – non ci saranno alternative, dovremo ridurre il numero di addetti  che è già appena sufficiente per svolgere le attività legate alla ricostruzione, come le rendicontazioni e il pagamento dei stati avanzamento lavori, a supporto dei Comuni, molti dei quali non sono dotati di un loro ufficio tecnico. A monte poi anche l’Usrc dovrà immagino ridurre il personale, e questo significa che  si rallenterà la filiera di approvazione dei progetti”.

Si rischia insomma lo stallo del processo di ricostruzione, proprio ora che finalmente cominciano ad aprire i cantieri anche nei comuni del cratere sismico abruzzese, a oltre sette anni dal terremoto del 6 aprile 2009.

Di Paolo si dice però fiducioso sulla possibilità di trovare a breve la risposta attesa, ovvero l’arrivo dei fondi mancanti.

“Alla De Micheli, che dovrebbe convocarci a breve  – spiega Di Paolo – ricorderemo che è stato lo stesso governo, con la legge di stabilità dello scorso anno, a  prevedere le coperture del personale precario della ricostruzione, riconoscendo implicitamente la sua necessità per poter trasformare in cantieri i fondi della ricostruzione. In fondo, se parliamo di personale precario dei Comuni, e di costi vivi per il funzionamento degli uffici, non ci troviamo davanti a cifre iperboliche, visto che tra stipendi e costi vivi degli uffici territoriali, ci si attesta intorno al milione di euro l’anno”. Filippo Tronca