L’AQUILA – La tragedia personale che lo ha colpito con il terremoto, la perdita della moglie e della figlia, ha posto il medico chirurgo Vincenzo Vittorini davanti a un bivio: “cadere nella depressione più profonda e diventare un peso per se stesso e per tutti quelli che ti stanno intorno” oppure “trovare una forza enorme dentro per reagire e cercare di trasferire questa energia anche agli altri”.

Lui ha scelto la seconda, e per questo ha deciso di mettersi in gioco per la città candidandosi a sindaco con il sostegno dell’Aquila che vogliamo: “l’unica lista civica, pura, al di sopra dei partiti e priva dei condizionamenti delle segreterie”.

Vittorini è sceso in campo in largo anticipo presentandosi con forza agli aquilani come l’unica scelta che può innescare il cambiamento e il salvataggio di una città in ginocchio per il sisma.

Sulla situazione attuale, Vittorini ritiene che “ci troviamo sull’orlo di un abisso, c’è un immobilismo totale con rimpalli di responsabilità a tutti i livelli. Così non si ricostruisce”.

E attacca duramente gli attuali rappresentanti istituzionali, a partire dal sindaco, Massimo Cialente.

“Chi ha gestito la città fino a ora lo ha fatto pensando solo a mantenere la propria posizione più che pensare con idee e progetti alla ricostruzione e al rilancio economico. Prevale il piagnisteo e si rimane succubi di chi impone le scelte che poi i cittadini subiscono perché alla base c’è una totale incapacità amministrativa”.

Per Vittorini, dunque, “i nemici più pericolosi” non sono i suoi avversari nella competizione elettorale ma “l’incapacità e l’arroganza nella gestione della cosa pubblica”.

Lei è stato il primo candidato a scendere in pista, era il segnale che aveva le idee chiare sin da subito o è stata una tattica per bruciare i tempi e magari spingere chi aveva manifestato un impegno civico simile al suo ad aderire al suo progetto?

L’Aquila che vogliamo non solo ha avuto da subito le idee chiare, basate su un progetto innovativo per la ricostruzione materiale e immateriale della nostra città, ma ha voluto lanciare un messaggio ben preciso: si doveva passare da movimenti di pensiero, di cui la città era piena, a un movimento di azione. Significava indicare una strada, un modo diverso di fare politica e di rispondere alle enormi problematiche della nostra città con idee e progettualità da condividere con tutti i cittadini.

Quanto le sue drammatiche vicende personali legate al terremoto del 6 aprile 2009 hanno influito sulla scelta di candidarsi a sindaco?

I momenti di crisi acutissima che ognuno di noi vive nella propria vita rappresentano un bivio. Da una parte cadere nella depressione più profonda e diventare un peso per se stesso e per tutti quelli che ti stanno intorno, dall’altra trovare una forza enorme dentro per reagire e cercare di trasferire questa energia anche agli altri. Ho scelto la seconda strada.

Secondo lei la città si è assuefatta alla condizione attuale o ha ancora la rabbia e la voglia di cambiare le cose? Quali sono i “nemici” più pericolosi, anche tra i suoi avversari candidati sindaci, rispetto al processo di ricostruzione sociale, economica e infrastrutturale?

Spero che la città non si sia ancora assuefatta alla condizione attuale in cui non si vive ma si sopravvive e in cui ci stanno facendo abituare al brutto, sotto tutti i punti di vista, in modo che questo diventi qualcosa di intimo contro il quale nessuno avrà più voglia di reagire. Ebbene bisogna risvegliare in noi non tanto la rabbia quanto la voglia di cambiare la nostra mentalità e il corso delle cose ma con un impegno propositivo a 360 gradi. In questo contesto i nemici più pericolosi sono l’incapacità e l’arroganza nella gestione della cosa pubblica.

È cosciente di partecipare alle elezioni più importanti della storia millenaria dell’Aquila, alle prese con la sfida epocale della rinascita dopo il tragico terremoto del 6 aprile 2009?

Sì, sono le elezioni più importanti della nostra città ed è per questo che ho più volte denunciato l’anomalia di questa campagna elettorale antidemocratica, in cui i nostri concittadini sono indotti a scegliere i nuovi amministratori basandosi su chi più appare e non su chi ha più contenuti e parla di futuro.

Che cosa pensa della situazione cittadina? La ricostruzione pesante ancora non decolla e il rilancio economico è una chimera.

Ci troviamo sull’orlo di un abisso, c’è un immobilismo totale con rimpalli di responsabilità a tutti i livelli. Così non si ricostruisce la città. Chi ha gestito la città fino a ora lo ha fatto pensando solo a mantenere la propria posizione più che pensare con idee e progetti alla ricostruzione e al rilancio economico. Senza progetti e idee non si va da nessuna parte. Prevale il piagnisteo e si rimane succubi dei governi regionale e nazionale, che quindi impongono le loro scelte che poi tutti noi subiamo perché alla base c’è una totale incapacità amministrativa.

A quale progetto di città lavorerà in caso di vittoria?

L’Aquila che vogliamo è l’unica lista civica, pura, al di sopra dei partiti e priva dei condizionamenti delle segreterie dei partiti, che ha proposto un progetto-metodo basato su un’idea di città ben chiara, una visione del futuro articolata in 9 macro obiettivi quantificati e quindi misurabili dai cittadini negli anni. Il tutto per ricostruire una città degna di essere vissuta.

Che campagna elettorale si sta sviluppando?

La nostra campagna elettorale è basata sulla condivisione e partecipazione del nostro progetto-metodo con tutta la città e le frazioni e soprattutto sull’ascolto. La campagna elettorale di tutti gli altri è basata su una totale assenza di contenuti e su un abuso di mezzi pubblicitari e di mass media per tentare di entrare della testa degli aquilani non per i contenuti ma per il solo apparire.

Qual è la prima decisione che adotterà se dovesse vincere le elezioni?

Riorganizzare totalmente la macchina comunale. Solo una macchina amministrativa efficace ed efficiente potrà rendere realizzabile l’idea e la progettualità politica. Porteremo in comune il concetto di squadra. Non ci sarà un sindaco tuttologo e tuttofare. Il sindaco dell’Aquila che vogliamo sarà garante del progetto di città, garante della squadra e dello staff che andrà ad amministrare la città. Sarà un sindaco tra la gente e non attaccato alla poltrona. Solo così saremo in continuo ascolto della città e quindi capaci di prendere le decisioni più giuste per risolvere i problemi di tutti. Ci confronteremo serenamente con qualsiasi governo nazionale e regionale, di qualsiasi colore politico, forti delle nostre idee e dei nostri progetti concreti sulla base dei quali chiederemo le risorse economiche necessarie. L’importante è ripristinare una leadership forte per un confronto alla pari con tutti gli organismi statali ed europei e con il supporto dell’intera città.

Oltre a molti cittadini in difficoltà, L’Aquila e il suo territorio presentano una forte crisi anche a livello imprenditoriale. Una situazione che si va a sovrapporre con la limitazione dell’accesso al credito, con lamentela in tal senso indirizzate anche alla Cassa di Risparmio della provincia dell’Aquila, la più grande banca del territorio. Cosa pensa di fare su questo?

Il comune non deve essere un elargitore di posti di lavoro basato sul clientelismo e sul voto di scambio, ma deve essere l’ente capace di riattivare tutto il territorio e di creare le condizioni affinché i benefici vadano a vantaggio di tutti. Il comune deve dare nuove vocazioni alla nostra città nei settori turistico, biotecnologico, farmaceutico, delle tecnologie antisismiche e delle energie rinnovabili oltre alla vocazione universitaria, attualmente basata prevalentemente sull’economia degli affitti. È necessario passare a una vera vocazione universitaria dove il Comune fa da trait d’union fra l’università che è ricerca e l’industria, creando un innovation park sull’esempio di altre città italiane ed europee in cui il Comune stesso viene incontro soprattutto ai giovani che vogliono fare impresa dando spazi e servizi necessario per start-up e spin-off.

Se alla fine dovesse perdere queste elezioni, quale e quanto sarà il suo impegno per L’Aquila?

Il mio impegno e l’impegno dell’Aquila che vogliamo per la nostra città sarà sempre al massimo. Coerentemente con il nostro progetto e la nostra idea di città continueremo a lavorare per condizionare positivamente le scelte future di chi amministrerà la città.

Se non arriverà al ballottaggio che ne sarà del suo progetto politico? È favorevole a un eventuale apparentamento formale o meno? Con chi?

L’Aquila che vogliamo ragiona in funzione del primo turno e tutto il nostro sforzo è orientato a questo. Abbiamo sempre detto che non ci apparenteremo con nessuno perché in nessuno abbiamo trovato una condivisione del nostro metodo ma, per il bene della città, metteremo a disposizione di tutte le persone per bene il nostro progetto di città.

Se al contrario ci sarà lei allo spareggio, a quale elettorato si rivolgerà principalmente?

A tutta la città e a tutti quelli che vorranno condividere la nostra visione di futuro.

Teme il partito dell’astensionismo? Chi penalizzerà di più?

Fra una settimana ogni aquilano ha nelle mani la possibilità di determinare con la propria scelta un cambiamento epocale nella storia della nostra città. E’ urgente e non più differibile cambiare radicalmente le persone e il modo di fare politica, non più la vecchia politica-partitica che mira a mantenere se stessa utilizzando mezzucci, clientelismo che portano vantaggi solo ai soliti noti, ma una Politica sana, nell’interesse di tutta la città. È un momento storico epocale. Ora o mai più. Se la città vuole perpetuare il vecchio allora mantenga e voti tutti quelli che hanno portato a questo abisso. Se vuole veramente una nuova stagione che faccia diventare l’Aquila modello per l’Italia e l’Europa voti per L’Aquila che vogliamo.

Otto candidati sindaco: è un’opportunità o una vergogna?

In democrazia viene data la possibilità a tutti di partecipare alla vita pubblica avendo però sempre idee e progetti per il bene comune e non soltanto per se stessi. Penso che questa eccessiva frammentazione sia legata ad una litigiosità estrema del sistema partitico che ha prodotto tre candidati nell’ambito del centrodestra (De Matteis, Properzi e Verini) e tre candidati nell’ambito del centrosinistra (Cialente Mancini e Di Cesare) con la presenza del Movimento 5 stelle che però non è portatore di un progetto adatto alla nostra situazione. Pertanto L’Aquila che vogliamo rimane l’unica lista veramente civica che da un anno propone un nuovo e innovativo metodo per la rinascita della nostra città.