L’AQUILA – “All’Aquila passati dal lavoro di eccellenza della Italtel a quello per poveri e precari che danno le catene di fast food”.
Così in una nota Alfonso De Amicis, esponente aquilano del movimento Eurostop.
“Orwell scrisse che ‘La menzogna diventava verità e passava alla storia. Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato’ – commenta De Amicis – Una verità scolpita nel tempo. Forse oggi trova la sua spietata applicazione. Come dar torto ad una simile affermazione se guardiamo da vicino ciò che succede nella nostra piccola città. In effetti, sono passati pochi anni da quanto è stata messa una pietra tombale su una delle più grandi fabbriche del centro-sud d’Italia, la Italtel, una eccellenza nel campo della telecomunicazione e che per prima aveva cominciato una corposa sperimentazione su quell’aggeggio che poi avrebbe invaso le nostre vite. Si trovarono svariati motivi e principi affinché si mettesse fine a questa esperienza. Ma il disegno era evidente ‘rubare’ quote di mercato alle industrie italiane a vantaggio delle multinazionali tedesche e nord-europee”.
“I grimaldelli di questa operazione – prosegue De Amicis – furono privatizzazione e liberalizzazioni. Questo, secondo i ‘kompetenti’, avrebbe portato l’Italia ad essere prima nel campo dei servizi ed avrebbe ridotto il debito pubblico, ma sono centodieci i miliardi di euro che ha fruttato questo avventurismo economico e finanziario e in compenso il debito pubblico è aumentato. La rapina è avvenuta per obbedire ai Trattati di Maastricht. La città accolse lo smantellamento con rassegnazione, a addirittura accompagnando la desertificazione industriale come se ci stessimo avviando in una Las Vegas d’Abruzzo”.
“Qualche politico – continua – aggiunse che bisognava smetterla con un passato ormai desueto. Poi la vicenda del calzaturificio, della Flextronics, ci ha consegnato in una società più povera e precaria. L’unica visione ormai anch’essa vecchia come il mondo e che viene riproposta in maniera stanca e ripetitiva e l’innevamento artificiale sul Gran Sasso d’Italia sparando neve geneticamente modificata e in presenza di un accertato e profondo cambiamento climatico. A questa perenne propaganda di un incerto lavoro, oggi quasi per una beffa della storia troviamo un gruppo che si occupa di ristorazione, di turismo, quindi camerieri, addetti alla cucina, un po’ in ossequio agli ossessivi programmi televisivi in cui la mistificazione della realtà sconfinerebbe in un paese dedito esclusivamente alla ristorazione o al più ad essere sub-fornitori delle grandi industrie tedesche. Turistificazione e lavoro povero è quanto viene propinato alle generazioni di questa nostra comunità”.
Secondo De Amicis, “Le procedure delle nuove forme di organizzazione del lavoro consentono di pianificare un lavoro povero che si possa pagare poco, se non pochissimo chiedendo in cambio, grandi capacità, come la conoscenza delle lingue assoluta disponibilità e grande flessibilità. Mentre propiniamo ai nostri giovani il moderno eden, contemporaneamente vantiamo a rete unificate che le nostre ricercatrici isolano il Coronavirus, anche se in realtà era già avvenuto con successo in Cina e in altri Paesi europei, eppure anch’esse occupate con semplici contratti da collaboratrici, con un guadagno di 16 mila euro l’anno”.
“Nel frattempo – afferma ancora l’esponente di EuroStop – balliamo sul Titanic Italia mentre scorrono impietosi alcuni dati statistici. Dal 2018 l’Italia ha perso 420 mila residenti, metà dei quali govani tra i 20 e i 34 anni e con un titolo di istruzione medio-alto. I giovani del sud emigrano sia nelle zone maggiormente produttive del centro-nord Italia, sia all’estero. Questo fa si che l’Italia abbia il più grande deficit, tra chi entra e chi esce, di ricercatori tra i Paesi Ocse. Una grave perdita per il sistema paese. In altre parole l’Italia sovvenziona, per l’equivalenza di miliardi di euro la ricerca lo sviluppo di Francia, Germania, Regno Unito, Svizzera ed altri Paesi. Ed oltre a questa immensa manodopera qualificata, esportiamo altra manodopera a basso costo che va a rimpinguare il sistema turistico in generale di alcuni Paesi europei”.
“La desertificazione industriale ha portato quasi un intero paese ad una ‘mezzogiornificazione’ che ricorda la fine dell’800. E poi ci si vengono a propinare ricette vecchie e utili ad una divisione del lavoro imposta tra Bruxelles e Francoforte. Prima che la nave affondi, occorre cambiare transatlantico”, conclude.



