PESCARA – “Jacques Attali è uno dei mostri dell’austerità e del darwinismo sociale ed uno dei personaggi più inquietanti e oscuri del processo d’integrazione europea”.

Polemica a Pescara per la lectio magistralis che oggi, nella sala consiliare del Comune, terrà Jacques Attali, economista, saggista e banchiere francese, uno dei padri fondatori dell’Unione Europea e dei Trattati europei.

L’evento, patrocinato dal Senato della Repubblica, dalla Regione Abruzzo, dalla provincia di Pescara, dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e dal Comune di Pescara, è stato fortemente voluto e organizzato dal senatore Luciano D’Alfonso, ex sindaco di Pescara ed ex governatore della Regione Abruzzo.

“Accoglieremo uno dei più grandi pensatori dell’Europa migliore, che si mette in cammino grazie alla forza irripetibile delle idee – afferma il senatore – Discuteremo per la prima volta in Italia, idoneamente, di cittadinanza europea, ponendoci queste domande: cosa è? Dove si prevede ‘statutariamente’? Cosa aggiunge rispetto a quella nazionale? Diritti e doveri della cittadinanza europea come si combinano? Si può ingrandire la capienza dei diritti e quella dei doveri? ‘Aumentare’ la cittadinanza europea aiuterebbe il cammino esigente degli Stati Uniti d’Europa?”, le parole di D’Alfonso.

Nella città adriatica, però, non tutti sono entusiasti della presenza di Attali.

Tra questi Gianluca Baldini, dell’associazione Riconquistare l’Italia-Pescara e membro del Fronte Sovranista Italiano, candidato sindaco alle scorse elezioni comunali pescaresi e in passato anche collaboratore di D’Alfonso in Regione Abruzzo. 

“Di Attali – afferma Baldini in un comunicato – sui si ricordano sempre due dichiarazioni. La prima, apocrifa ma mai smentita seppur vitatissima e riportata dal giornalista Paolo Barnard nel saggio Il più grande crimine. A diffonderla l’interlocutore al quale sarebbe stata esternata, Alain Parguez, docente emerito di Economia presso l’Università di Franche-Comté di Besançon e associato presso l’Università di Ottawa e coautore della teoria del circuito monetario con il nostro illustre Augusto Graziani. Parguez, che fu consigliere economico di François Mitterrand quando Attali era suo consulente, riferisce che in un colloquio privato sulle disfunzioni dell’unione monetaria Attali avrebbe proferito le seguenti parole: ‘E cosa credeva la plebaglia europea, che l’Euro fosse stato fatto per la loro felicità?’”.

“Volendo anche mettere in dubbio l’autenticità di questa citazione – continua – lo stesso Attali viene in nostro soccorso per spiegare con maggiore chiarezza qual è la sua visione del mondo, una posizione che ricalca fedelmente le parole di altri protagonisti liberali del processo d’integrazione europea come Mario Monti (‘l’Europa ha bisogno di gravi crisi per fare passi avanti’), Guido Carli (l’Unione Europea promuove ‘lo stato minimo e il ripudio del principio della gratuità diffusa’) e Tommaso Padoa Schioppa (le riforme europee sono volte ad ‘attenuare quel diaframma di protezioni che nel corso del Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere’). Una visione paradisiaca dell’Unione Europea, non è vero?”.

Secondo Baldini, “Attali, in perfetta sintonia e continuità con i suoi omologhi, protagonisti attivi di questa ‘Europa unita’, ritiene che i cittadini, raggiunta l’età della pensione, dovrebbero avere la dignità di suicidarsi per non pesare sulla società, costituendo un costo improduttivo. Segue citazione testuale delle sue parole, un testo in cui auspica un modello istituzionale che promuova l’eutanasia come strumento di spending review: ‘Quando si sorpassano i 60-65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e costa caro alla società […]. L’eutanasia sarà uno degli strumenti essenziali delle nostre società future […]. Il diritto al suicidio, diretto o indiretto, è perciò un valore assoluto in questo tipo di società. Macchine per sopprimere permetteranno di eliminare la vita allorché essa sarà troppo insopportabile, o economicamente troppo costosa’, citazione estratta da Michel Salomon, L’avenir de la vie”.

IL RESTO DELLA NOTA

Più si scava nella storia del processo di integrazione europeo, più emergono queste posizioni inquietanti dei cosiddetti “europeisti”. 

È un liberalismo che promuove il darwinismo sociale, che interpreta il principio della solidarietà come un incentivo al parassitismo, che vede nella volontà di promuovere la partecipazione del popolo il rischio di dare voce alla “plebe ignorante”, che mette gli interessi dell’economia e della finanza transazionale sopra il valore della vita delle persone.

L’incontro di domani è titolato “Cittadinanza europea, diritti fondamentali e pareggio di bilancio”. 

Il principio del pareggio di bilancio è stato costituzionalizzato in tutta fretta sotto il governo di Mario Monti per agevolare l’iter di ratifica del Fiscal Compact, il trattato che inaspriva le regole del “Patto di Stabilità e Crescita”. 

Dopo la crisi dell’euro del 2010-2011 numerosi economisti, tra i quali cito Paul Krugman e Joseph Stiglitz, intervennero nel dibattito pubblico ritenendo necessario intervenire con politiche fiscali espansive per far ripartire la domanda aggregata e risollevare l’economia. 

L’Unione Europea, al contrario, costrinse i suoi membri a irrigidire le già insostenibili regole di bilancio, aggravando di fatto la crisi.

Krugman si è più volte riferito avverso questa scelta promossa da quelli che chiamava gli “Austeriani” (un neologismo che indica i promotori delle politiche di austerità e del liberismo di scuola austriaca), che negli organismi europei sono sovrarappresentati e che hanno contribuito a conformare le istituzioni dell’Unione Europea a loro immagine e somiglianza.

Il pareggio di bilancio rende di fatto inapplicabile la nostra Costituzione, impedendo di fare politiche fiscali espansive e quindi rendendo impossibile l’adozione di misure volte a combattere la disoccupazione. 

Finché si darà credito a costoro per questo continente e per questo paese non sarà possibile sperare in un futuro migliore. 

Finché sopravviveranno gli Attali e le loro idee, continueremo a sperimentare questo lento e inesorabile scivolamento della classe media verso la povertà. 

Finché l’Italia resterà in questo giogo, non ci sarà possibilità di liberarsi dalle catene che ci tengono da ventotto anni (dalla ratifica del trattato di Maastricht) imprigionati in un incubo.