AVEZZANO – “Sono convinto che i cinesi della Smic fanno sul serio, il progetto di entrare nel capitale di Lfoundry di Avezzano ha un senso e a ottobre avremo il progetto industriale, ancora prima una delegazione della società verrà in regione Abruzzo per un incontro ufficiale”.
Sono le parole del vice presidente della Regione Abruzzo, Giovanni Lolli, che sprizza ottimismo dopo l’incontro che si è tenuto nel pomeriggio a Roma al ministero delle Attività produttive, a cui hanno preso parte anche l’amministratore delegato di Lfoundry, Sergio Galbiati, e vari rappresentanti sindacali, oltre ovviamente a tecnici e alti dirigenti ministeriali.
Un incontro convocato per fare il punto sull’arrivo in Marsica, che ha del clamoroso, del gigante cinese della Smic (Semiconductor manufacturing international corporation) con sede a Shanghai, e che ha stipulato un accordo pochi giorni fa che prevede l’acquisizione, per un corrispettivo di 49 milioni di euro del 70 per cento del capitale della Lfoundry, storica azienda che opera nell’elettronica e che non naviga in buone acque, visto che i suoi 1.500 dipendenti lavorano con i contratti di solidarietà.
La conclusione dell’operazione (closing) avverrà, salvo complicazioni, nelle prossime settimane.
I sindacati, con in testa Umberto Trasatti, segretario provinciale della Cgil dell’Aquila, avevano espresso perplessità, al pari dei lavoratori: “Vengono a fare cosa? Dov’è il piano industriale? Manterranno l’attuale forza lavoro? Che cosa sarà prodotto ad Avezzano”, questi i dubbi ricorrenti.
E nell’ufficio del ministero questa diffidenza è stata ribadita dal sindacalista Cgil Alfredo Fegatelli.
“Diciamo che è stata una riunione interlocutoria – spiega ad AbruzzoWeb di ritorno da Roma – e al governo come sindacato abbiamo chiesto di vigilare sull’operazione. Noi, per ora, preferiamo sospendere il giudizio, fino a ottobre perché appunto senza leggere e studiare un piano industriale dettagliato e messo nero su bianco è impossibile fare una valutazione”.
Lolli, però, invita a credere nell’operazione, mettendosi al fianco di Galbiati, che come ovvio vede nell’arrivo di un partner così potente una svolta per la sua azienda.
“Con i sindacati – ricorda il vice presidente, che ha la delega alle Attività produttive e Crisi industriali – da quando la Micron è entrata in crisi trasformandosi in Lfoundry, abbiamo condiviso un obiettivo strategico: far arrivare una multinazionale forte capace di dare un futuro al sito di Avezzano, e i numeri dicono che Smic ha proprio queste caratteristiche”.
E in effetti la Smic produce wafer, ovvero semiconduttori su cui vengono costruiti circuiti integrati, stesso prodotto di punta della Lfondry, ha produzioni anche nei segmenti della radiofrequenza, dei sensori di immagine, nelle memorie integrate. Punta a sfondare nel mercato globale dell’elettronica automobilistica, settore in cui opera già Lfoundry.
Inoltre Smic ha registrato nel 2015 un fatturato di 634,3 milioni di dollari ed è in utile da sedici trimestri consecutivi, fantascienza per tante aziende italiane attanagliate dalla crisi.
Galbiati ha ribadito poi che l’obiettivo di Smic è quello di entrare nel mercato europeo, e che porterà nella Marsica commesse e clienti dall’Asia, proprio pern la sua poszione strategica e nella sua funzione di avamposto.
“Di solito nelle tante crisi aziendali che seguo in Abruzzo – chiosa Lolli – lo scenario è quello di una multinazionale che vuole andarsene lasciando in mezzo la strada i lavoratori. Qui sta accadendo l’opposto e per me non può che essere finalmente una buona notizia”.



