L’AQUILA – L’omone barbuto degli spaghetti western degli anni ’70, quelli che hanno conquistato generazioni di ragazzini innamorati dei due scanzonati protagonisti di Lo chiamavano Trinità non c’è più.
Proprio quest’ultimo film del 1970, assieme al suo seguito Continuavano a chiamarlo Trinità del 1971 furono girati in Abruzzo.
La maggior parte delle scene in esterna dei due film cult venne infatti girata a Campo Imperatore, oltre che in altre località abruzzesi.
Durante le riprese, nacque una bella amicizia con una signora di Rocca di Botte (L’Aquila), Maria Di Carlo, che gestiva una locanda dove Bud Spencer, Terence Hill e la troupe si fermavano a mangiare tra una ciak e l’altro.
Ricordato, da chi lo ha conosciuto in paese, o durante le riprese dei due film, come una presenza educata, tranquilla, rassicurante, nonostante l’imponente fisicità.
Carlo Pedersoli, classe 1929, è morto a Roma ieri a 86 anni, dopo una lunga malattia, lontano dalle scene da qualche anno, dopo essersi cimentato in ultima istanza nella fiction I delitti del cuoco, come il suo collega Terence Hill, ormai famoso non più per le scazzottate, ma nelle vesti di un prete che collabora con un Nino Frassica nelle vesti di un carabiniere (Don Matteo).
Il suo nome d’arte nacque per la sua passione per la birra Bud spesso presente anche nei suoi film e per Spencer Tracy, come dichiarato spesso dall’attore in molte interviste.
Se ne va un gigante buono, che spesso si è detto rammaricato per non aver mai ricevuto un premio o un riconoscimento reale, in realtà protagonista di una carriera lunga e poliedrica nella quale, accanto ai film più popolari, c’è stato spazio per il thriller diretto da Dario Argento Quattro mosche di velluto grigio, per il cinema d’autore con Ermanno Olmi e persino per il dramma di denuncia civile Torino nera di Carlo Lizzani. (l.l.)



