L’AQUILA – Passeggiare per le vie di un paesino in provincia di Arezzo, Castelluccio Capolona, e imbattersi in un’opera d’arte dal sapore abruzzese.
Una statua in terracotta raffigurante una Madonna con bambino, iconografia tipica del periodo tra Quattrocento e Cinquecento, e riportante l’attribuzione alla “bottega di Saturnino Gatti” fa bella mostra di sè in una galleria antiquaria in vendita per alcune decine di migliaia di euro.
“Proviene dalla collezione privata di una casata nobiliare del Lago Maggiore, in precedenza sembra acquistata circa 40 anni fa alla biennale di Firenze”, spiega ad Abruzzoweb il titolare della galleria Sebastiano Bernava raggiunto telefonicamente mentre si trovava all’estero per lavoro.
“Quando l’abbiamo acquistata era molto danneggiata e in cattivo stato. Si è reso necessario un complesso restauro”, aggiunge.
Che la statua appartenga alla folta schiera di opere abruzzesi finite chissà dove e chissà come in giro per l’Italia e per il mondo a dare lustro a musei e collezioni privatissime, lo conferma, anche se con cautela, il professor Alfredo Bellandi,ricercatore presso l’università di Perugia e curatore di recente di una mostra sull’arte rinascimentale alla galleria degli Uffizi di Firenze.
“Non è semplice stabilire con esattezza se la Madonna con bambino in terracotta sia effettivamente un prodotto della scuola di Saturnino Gatti. È necessario studiarla con attenzione. Di certo ci sono molti elementi che riconducono alla sua vivace bottega e che comunque collocano l’opera nell’ambito della produzione tardo quattrocentesca abruzzese” spiega.
Resta la bellezza di questa raffigurazione, da studiare e approfondire e sicuramente da porre all’attenzione della Soprintendenza abruzzese.
La segnalazione della presenza della statua è spuntata tra i tanti post del gruppo Facebook Lo Rivoglio all’Aquila che si pone come obiettivo proprio quello di ritrovare i tesori aquilani e abruzzesi ormai lontani.
Era stato lo stesso gruppo che ha rintracciato un’altra statua, attribuita a Gatti in persona, finita in una casa d’aste londinese e in seguito, come svelato da AbruzzoWeb, nelle mani di un collezionista d’oltreoceano con il quale sarebbe in trattativa il Fondo etico della ricostruzione per riportarla “a casa”. (red.)






