PENNE – “Non è difficile tanto ottenere finanziamenti attraverso i bandi della Regione, quanto accedere poi al credito per anticipare le spese”.
Il grido d’allarme di Antonio Stroveglia, tour operator di Penne (Pescara), dal suo osservatorio privilegiato sembra in grado di rappresentare quello dell’intera categoria delle imprese del settore turistico.
“La più grande difficoltà che incontrano i beneficiari di un finanziamento pubblico, all’interno di Psr, Por o Fesr, è che per attuare e realizzare i progetti finanziati le imprese devono necessariamente anticipare i costi, nella migliore delle ipotesi solo una parte nel caso in cui fosse prevista una percentuale di fondo perduto, altrimenti in toto”, dice.
L’azienda ammessa al contributo, deve infatti in ogni caso avere una capacità finanziaria del 100 per cento dell’importo dell’investimento.
“È un problema gigantesco – afferma Stroveglia – perché molte aziende hanno la capacità di investimento ma non hanno la liquidità necessaria, considerando che questa deve coprire anche la parte dell’Iva che poi si recupera ma va pagata in anticipo”.
Nel caso di un investimento finanziato per 100 mila euro, insomma, l’impresa deve sborsarne di suo 122 mila.
E “la banca non ti concede un prestito per attuare il progetto, seppur ammesso a finanziamento, se non offri delle garanzie personali, molti imprenditori sono impossibilitati a dare ulteriori garanzie perché già esposti per garanzie pregresse”, servite magari per rispondere ad altri bandi.
E aggiunge Stroveglia: “Alcuni bandi prevedono, dietro fideiussione, un’anticipazione del finanziamento concesso, ma questo apre un altro aspetto di criticità perché la fideiussione ha delle implicazioni e dei costi che non tutti i bandi prevedono la possibilità di rendicontare”.
Inoltre, spiega il tour operator, non sempre si ha la possibilità di ottenere dalla banca un’anticipazione dell’intera somma finanziata. Ma spesso l’istituto di credito concede il 50 per cento dell’importo. Nel caso quindi di un finanziamento di 50 mila euro su un investimento di 100 mila, la banca concede 25 mila euro.
“Tanto è vero – dice Stroveglia – che negli ultimi anni si registrano diverse rinunce con conseguenti scorrimenti di graduatorie, perché le aziende, stimolate da tanti consulenti e associazioni di categoria a partecipare, si trovano poi di fatto a non avere la capacità finanziaria per farlo”.
Aziende, insomma, che vengono ammesse al finanziamento, ma poi non riescono a beneficiarne.
“Accade soprattutto quando si accavallano più bandi – racconta ancora – sta ad esempio per uscire il bando dei fondi sviluppo per l’area del cratere sismico, mentre molti hanno già in corso quello Obiettivo turismo”.
Una soluzione potrebbe essere quella di stipulare accordi tra il pubblico e il sistema creditizio. “Un accordo che esiste già in altre regioni tra l’Ente che pubblica i bandi e gli istituti di credito per creare un canale preferenziale per chi è già in graduatoria, per l’accesso al credito senza garanzie se non quella di avere in mano un progetto approvato dalla Regione”.
Accordi spesso previsti nei bandi, ma che al dunque, denuncia Stroveglia, non vengono applicati dal sistema creditizio.
La crisi, poi, ha colpito indistintamente tutti. Non sembra quindi esserci differenza tra le imprese storiche e quelle che si affacciano solo oggi sul mercato.
“Il sistema produttivo si è indebolito talmente tanto che anche chi fino a qualche anno fa non aveva problemi di accesso al credito oggi ne ha, la programmazione della singola azienda è troppo aleatoria. Se prima, ad esempio, un albergo prevedeva una rete tecnologica in inverno perché gia aveva tantissime prenotazioni oggi non è più così”.
“Non avendo certezza sulla stagione, che negli ultimi due anni sono state drogate dal fatto che molti competitor come destinazioni sono stati sostanzilamente fermi per cause geopolitiche, come il Nord Africa o Sharm el Sheikh, quel tipo di turismo si è riversato da noi”. Marco Signori






