L’AQUILA – Passeggiando per il centro storico dell’Aquila, di giorno si nota un certo fermento, si lavora, i cantieri aperti sono tanti, e praticamente quasi ogni giorno, un pezzetto di storia viene riconsegnato alla città.
A breve tornerà a splendere un altro gioiello: la casa di Jacopo di Notar Nanni, una delle abitazioni della famiglia originaria di Civitaretenga, nel comune di Navelli, che si stabilì in città, nel quarto di Santa Maria Paganica, probabilmente a cavallo del XV secolo.
Seriamente danneggiato dal sisma del 2009, nel palazzo di via Bominaco è stato finalmente aperto il cantiere, appaltato al consorzio Di Vincenzo & Strever, il costo dei lavori iniziati da qualche mese si aggira intorno agli 8 milioni di euro.
Lavori realizzati e coadiuvati da un team di ingegneri e architetti tra cui Vincenzo De Masi, Carlo Floris e Liliana Bucchiarone.
La storia del palazzo è molto antica, e come accade spesso in questi casi spesso si mescola con la leggenda. Pare che il primo proprietario fosse un facoltoso mercante di bestiame, noto in città per i suoi commerci di seta e del famoso “oro rosso” tipico dell’aquilano: lo zafferano, legato da antica amicizia con Bernardino da Siena, Jacopo di Notar Nanni gli costruì a sue spese il mausoleo dove ancora oggi riposa il santo nella Basilica a lui dedicata, da poco restituita alla città.
L’edificio, che a lungo e fino al 6 aprile 2009 ha ospitato il ristorante Villa Feronia, viene considerato uno dei rari esempi di fusione tra architettura medievale, per l’articolazione interna e l’utilizzo di elementi quali la cornice marcapiano e i capitelli ionici, e rinascimentale per la presenza del cortile e di bifore e logge prettamente cinquecentesche.
Da un secondo ingresso, sempre su via Bominaco, attraversando un porticato sormontato da un’altana, si accede ad un cortile quadrato, forse il più antico della città, al cui interno sono conservati, tra le altre cose, il dipinto olio su tela Ritratto di bambino probabilmente di Teofilo Patini e un’incisione su rame raffigurante la Madonna con San Giovanni Battista, San Luca e San Pietro Celestino, riproduzione di una più famosa opera di Marcantonio Franceschini.
Il palazzo per anni è stato oggetto di studio per storici e critici d’arte, molto apprezzato dal noto critico Vittorio Sgarbi, che spesso, nelle sue frequenti visite in città, ha chiesto ed ottenuto di poter ammirare questo scrigno di opere d’arte, ma soprattutto dallo storico aquilano Raffaele Colapietra, che descrive dettagliatamente le peculiarità storiche e artistiche dell’edificio nel suo volume del 1997 L’Aquila e i palazzi.
Dal consorzio di imprese assicurano la fine dei lavori per la primavera del prossimo anno. Loredana Lombardo



