L’AQUILA – “Come genitori di ragazzi autistici ci sentiamo veramente a terra. Aspettiamo che anche la Asl e la Regione diano una risposta ferma al ricorso presentato al Tar dell’arcivescovo di Pescara, monsignor Tommaso Valentinetti, come presidente della Fondazione Paolo VI”.
Lo spiega ad AbruzzoWeb Antonio Bencinvenga, uno dei referenti del Comitato di cittadini che si batte per l’apertura del Centro per adulti con autismo in apertura a Pratola Peligna (L’Aquila), oggetto del ricorso al giudice amministrativo del presule pescarese, contro il quale alcune famiglie si sono rivolte perfino a Papa Francesco.
Un Centro oggetto ormai di una vera e propria “guerra” che si incrocia con quella per la gestione della delega, in cui c’è già stato uno scontro tra due assessori regionali, Silvio Paolucci, che ha la delega alla Sanità, e Donato Di Matteo, autore di una “invasione di campo” anche nella dinamica di favorire lo spostamento a Pescara di queste strutture.
In particolare, assieme a un’altra fondazione, “Il Cireneo”, Valentinetti chiede l’annullamento di una gara bandita a fine 2015 dalla Asl numero 1 per la gestione da 400 mila euro all’anno per 2 anni più 2 dei servizi psicoeducativi del Centro, lamentando che non possa essere appannaggio di cooperative non accreditate.
Una tesi che, se accolta, lascerebbe spazio a un affidamento diretto proprio alle fondazioni Paolo VI e Cireneo, “titolari di una specifica posizione concessoria e contrattuale, con la Regione Abruzzo e il servizio sanitario”.
L’ente presieduto dall’arcivescovo ha la parte del leone dei fondi regionali stanziati ogni anno per l’assistenza: ben 11 milioni di euro su un totale complessivo di 65 milioni. Ma dopo gli articoli di AbruzzoWeb Valentinetti ha negato di voler “speculare sull’autismo e su nessun’altra sofferenza”.
“Lavoriamo da 8 anni all’apertura, come gruppo di genitori ci siamo messi insieme affrontando traversie durate anni e anni, ma non si vede via di uscita – spiega Bencinvenga a questo giornale – Il ricorso ci è caduto addosso come un fulmine a ciel sereno: le due fondazioni rivendicano direttamente il diritto di gestire il Centro, ma la Asl si avvale delle cooperative per far funzionare altre strutture come queste”.
Bencinvenga rimarca che “per un genitore che ha un figlio affetto da autismo, e siamo a decine, questo centro sarebbe una soluzione, soprattutto per la Valle Peligna, dove mancano del tutto possibilità simili”.
“Penso che l’accreditamento cui fa riferimento il ricorso – prosegue ancora – riguarda più che altro i servizi riabilitativi, ma in questo caso non c’è proprio niente da riabilitare. Si tratta di un Centro socio psico educativo, la gestione sanitaria è comunque della Asl, in un locale di proprietà della Asl, ristrutturato con 1,2 milioni di euro di fondi destinati all’autismo, ed è già arredato”.
L’azienda sanitaria non ha annullato l’appalto, comunque, “sfidando”, quindi, Valentinetti e i suoi in giudizio, sentendosi forte delle proprie ragioni. “La gara va avanti, sì, ma se un giudice dà ragione al ricorso per noi genitori sarà una mazzata. Il vescovo è presidente della Fondazione, avrà tutti interessi a gestire i servizi”, ribatte Bencinvenga.
La centralità del Centro di Pratola viene sottolineata più volte dal genitore, che vive da anni questa problematica: “Chi non ha il problema in casa non si rende conto dell’importanza. Destinati alla struttura – fa notare – ci sono ragazzi fuori dal ciclo scolastico, fuori dall’assistenza della Asl, che interviene fino ai 18 anni. Ragazzi che vanno dai 20 ai 35 anni, e altro non hanno. Sono invisibili e nessuno li segue”.
Un centro simile, tra l’altro, “dovrebbe aprire anche a Teramo, e pure lì non si vede via d’uscita”.
Infine un’altra singolarità: “Si arriva a dire che le cooperative sono ‘abusive’, mah. All’Aquila negli anni scorsi c’è stata una gara partita nelle stesse condizioni, lì non c’è stato alcun ricorso. Forse la politica nel capoluogo è stata più forte, ma qui è debole”. (alb.or.)






