L’AQUILA – “Penso che questa città non possa fare battaglie per la verità e la giustizia quando ci sono fatti di cronaca che interessano italiani all’estero come quello di Giulio Regeni o altre volte quando si è presa posizione nei confronti di Stefano Cucchi piuttosto che in altre situazioni ancora, e non la chieda per la strage che è stata fatta qui all’Aquila il 6 aprile 2009″.

Così il consigliere comunale di opposizione Vincenzo Vittorini, che oggi durante la seduta dell’assise ha esposto uno striscione con scritto “Verità per la strage di L’Aquila del 6 aprile 2009 h 3.32” che porterà in aula fino alla fine della consiliatura. Per il caso Regeni il Comune dell’Aquila aderendo alla campagna di Amnesty ha affisso uno striscione sulla facciata della sede di palazzo Fibbioni.

“Non ho chiesto all’amministrazione l’affissione sulla facciata del Comune perché doveva essere qualcosa che doveva chiedere la stessa Giunta, oggi mi sarei aspettato un intervento del sindaco Massimo Cialente, invece dopo aver atteso invano tutta la seduta ho nuovamente e amaramente constatato il suo silenzio assordante riguardo le vicende processuali, silenzio che denuncerò alla città e di cui il sindaco risponderà nei confronti della storia di questa città”, aggiunge.

Medico chirurgo che nel terremoto ha perso la moglie e una figlia, Vittorini insieme agli altri familiari delle vittime ha organizzato una manifestazione per il 30 marzo prossimo, in occasione del settimo anniversario della telefonata tra l’allora capo della Protezione civile Guido Bertolaso e l’ex assessore regionale Daniele Stati, nella quale si parlava di “operazione mediatica” rispetto alla alla Commissione Grandi rischi (Cgr) che si sarebbe riunita all’Aquila il giorno dopo.

Riunione sfociata in un processo per false rassicurazioni date agli aquilani alle prese da mesi con lo sciame sismico che dopo la condanna di primo grado ha portato all’assoluzione sia in Appello sia in Cassazione, di 6 dei sette componenti della Cgr, con la sola condanna a due anni per omicidio colposo e lesioni colpose gravi dell’allora vice capo della Protezione civile Bernardo De Bernardinis. In un filone parallelo è indagato Bertolaso, candidato sindaco di Forza Italia a Roma.

“Cialente sono convinto che avrebbe detto qualcosa se fosse stato esposto qualsiasi altro striscione – aggiunge Vittorini – riguardo alla strage dell’Aquila invece non ha mai detto una parola, è amaro constatare da che parte sta rispetto alla morte di 309 persone, non ha avuto il bisogno di dire una parola, non so quante volte ci è passato davanti per andare a fumare”.

“Fa male soprattutto da familiare delle vittime, il sindaco sta con chi ha organizzato quella operazione mediatica”, conclude.