L’AQUILA – “Quella d’Abruzzo non si è mai dotata, a differenza di quasi tutte le altre Regioni italiane, di una legge sull’editoria locale. Eppure, la situazione è gravissima: l’informazione in Abruzzo è in stato comatoso, mi sto sforzando di far capire al legislatore e alla classe politica che di questo passo non avranno più interlocutori, perché si rischia la desertificazione dell’informazione”.
Questa l’amara diagnosi del presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo, Stefano Pallotta.
La terapia forse non è del tutto risolutiva, ma senz’altro salutare, ed è la legge a sostegno per l’editoria locale, considerata come urgente e indifferibile un anno fa, in occasione degli Stati generali dell’informazione di Pescara, alla presenza del presidente del Consiglio regionale, Giuseppe Di Pangrazio.
Contattato da AbruzzoWeb, Giovanni D’Amico, ex assessore regionale al Bilancio e ora portavoce del presidente Di Pangrazio, assicura però che il testo, in una versione finalmente definitiva, costruito anche in base alle indicazioni informali dell’Odg, approderà nelle commissioni consiliari subito dopo Pasqua, per avviare l’iter di approvazione.
Il problema non è nella lettera e nei commi, ma nelle cifre: occorre infatti individuare la copertura economica che deve essere adeguata, evitando che il provvedimento come avvenuto in altre Regioni si trasformi in un inutile pannicello caldo.
L’ipotesi individuata per la copertura economica, conferma a questa testata Pallotta, “è quella di attingere dall’uno per cento dell’importo di tutti gli appalti pubblici regionali”.
Il testo, ancora in elaborazione nelle stanze della Regione, in particolare negli uffici di D’Amico e Di Pangrazio, è per così dire “secretato”, tenuto conto che poi sarà decisivo il regolamento attuativo, che di norma viene stabilito solo dopo l’approvazione della legge in Consiglio, e in cui si definiranno le modalità e i criteri dell’aiuto pubblico e la sua entità.
Si è ragionato a tal proposito sull’ipotesi di aiuti per investimenti in conto capitale per l’ammodernamento tecnologico, su detrazioni fiscali, ed anche ovviamente su finanziamenti diretti annuali.
Punto fermo, l’ampia platea dei beneficiari, ovvero le emittenti radiofoniche e televisive, digitale terreste, testate on line, agenzie di stampa, quotidiani e periodici cartacei.
Pallotta tiene però a sottolineare con forza che “potranno avvalersi dei benefici previsti dalla legge solo le testate che hanno in organico giornalisti iscritti all’albo, con contratto nazionale o quello stabilito nella normativa dell’equo compenso”.
La legge per l’editoria è stata pensata infatti anche come strumento per combattere il dilagante fenomeno della precarietà e dello sfruttamento del lavoro nelle redazioni.
Premialità potrebbero essere garantite a quelle testate che assumono giovani.
Un articolo del provvedimento, anche questo è dato per certo, stabilirà di destinare finanziamenti mirati alle associazioni dei Comuni ed enti, per dotarsi di un ufficio di comunicazione.
Anche qui il presupposto sarà quello di assumere giornalisti con regolare contratto.
“L’importanza di questa legge – spiega il presidente dell’Ordine – non riguarda solo il destino di editori e giornalisti, m ne va anche della democrazia, della formazione dell’opinione pubblica che ha bisogno di una informazione corretta, capillare e pluralista”.
“C’è chi sostiene – prosegue Pallotta – che questa legge potrebbe avere come conseguenza quella di mettere l’informazione sotto il tacco della politica. Io ritengo che è vero il contrario, perché sarà una legge che introdurrà criteri oggettivi e meritocratici per l’intervento pubblico, limitando drasticamente la distribuzione di risorse, da parte della politica, solo agli amici e agli amici degli amici”.





