L’AQUILA – Civici, oltre i partiti, o tutt’al più con un piede dentro e uno fuori.

Trasversali e paladini del loro territorio, abbarbicati come edere al loro campanile.

Questo il nuovo abito che più di un consigliere regionale e parlamentare in Abruzzo sta nel retrobottega delle strategie politiche imbastendo in vista delle prossime scadenze elettorali, per assicurarsi, in uno scenario sempre più fluido e incerto, un futuro politico e una base di consenso su cui poter contare.

Segno dei tempi è pertanto un convegno dal titolo eloquente e altisonante, “Civismo e politica, per riscoprire il senso comunitario”, in programma il 26 febbraio a Pescara, organizzato da Idea, contenitore per ora solo culturale e politico, fondato dall’ex ministro delle Riforme Gaetano Quagliarello, dopo il suo addio al Nuovo centrodestra, e a cui aderiscono in Abruzzo Gianni Chiodi, consigliere di Forza Italia, ex-sindaco di Teramo, diventato presidente della Regione candidato dal centrodestra come esponente del civismo e non come esponete di partito, e Mauro Di Dalmazio, consigliere regionale di Abruzzo futuro, la civica del centrodestra.

Entrambi relatori al convegno, assieme ad Arturo Diaconale, ex presidente del Parco nazionale Gran Sasso Monti della Laga, membro del Consiglio di amministrazione della Rai monopolizzato dai renziani, che politicamente vanta un passato nel Polo delle libertà e poi nel  Partito liberale che guardava a destra.

Infine la star del convegno, Alfio Marchini, l’imprenditore candidato rigorosamente civico a sindaco di Roma, pronto a prendere voti a destra, centro e sinistra, da chi ritiene, parole sue, che “nella capitale i partiti hanno fatto solo sfaceli, con Gianni Alemanno prima, con Ignazio Marino dopo”.

Gli esponenti politici citati, demiurghi defilati di nuovi contenitori oltre i partiti, sono solo alcuni dei protagonisti in Abruzzo di questo tentativo di renaissance civica, che trae forza anche da una consapevolezza: con la nuova legge elettorale, per chi punta a conquistare un seggio a Roma, non sarà facile assicurarsi un posto blindato da capolista, e i voti ciascuno se li dovrà cercare casa per casa, paese per paese, quartiere per quartiere.

Come ai vecchi tempi, prima dell’avvento del Porcellum, che aveva abolito le preferenze.

E per di più con molti meno seggi in palio, se sarà confermata l’abolizione del Senato elettivo, e con un Abruzzo che sarà diviso in due collegi, uno che comprende le province di Pescara e Chieti e l’altro quelle di L’Aquila e Teramo.

Ed anche per le elezioni regionali a venire, oramai questo il ragionamento, gli attuali simboli e leader carismatici non avranno più la forza di traino di un tempo.

Silvio Berlusconi è oramai un simulacro, Matteo Renzi ha finito da un bel pezzo la luna di miele. Matteo Salvini in Abruzzo e nel sud tira fino ad un certo punto. 

E allora, tanto vale prepararsi per tempo a scenari nuovi e ignoti. Con il “fai da te” civico.

In questo epocale riposizionamento, assurgono al blasone di pionieri senz’altro l’assessore regionale Andrea Gerosolimo e il consigliere regionale Mario Olivieri, civici per eccellenza.

Dopo aver rottamato il contenitore elettorale di Abruzzo civico, determinante con un inaspettato 5 per cento per la vittoria di Luciano D’Alfonso del Pd, stanno ora creando un intergruppo con Maurizio Di Nicola dell’oramai quasi scomparso Centro democratico, e si apprestano, sotto la regia del coordinatore ex Abruzzo civico Giulio Borrelli, a radicare il civismo su scala regionale, “come casa e federazione di liste civiche disposte a collaborare pur restando ciascuna indipendente e sovrana nel proprio territorio”.

Casa che avrà le porte sbarrate a chi ha tessere di partito in tasca, ma nello stesso tempo spalancate a transfughi di ogni partito e che hanno tanti voti da portare in dote.

Non si possono poi non citare Lorenzo Berardinetti e Alessio Monaco, consiglieri regionali di Regione facile, altra civica che ha appoggiato D’Alfonso alle elezioni, baciata anch’essa dal successo con il 5,5 per cento dei consensi.

Un civico di circostanza, Berardinetti, fu osservato durante la campagna elettorale, essendo stato sindaco di Sante Marie (L’Aquila) e consigliere Provinciale dell’Aquila in forza al Partito democratico. Ora è al fianco di Monaco l’ex sindaco di Rosello  (Chieti), con un recentissimo passato nel centrodestra.

Ma sono tanti i protagonisti della politica abruzzese che di fatto spesso e volentieri si svestono dell’appartenenza partitica ogni volta che c’è da difendere un interesse territoriale, creando schieramenti inediti e trasversali.

È il caso del consigliere regionale del Pd Luciano Monticelli, più volte in dissenso con il presidente D’Alfonso e che si è schierato con Gerosolimo e Olivieri nella fronda dell’agosto 2015, che ha portato la maggioranza sull’orlo di una crisi risolta solo con il rimpasto di giunta che è valso a Gerosolimo un assessorato.

Il tutto è avvenuto con la partita della chiusura dei punti nascita e con il paventato ridimensionamento dell’ospedale di Teramo, con il capogruppo Pd in Regione Sandro Mariani schierato con Paolo Gatti, consigliere regionale di Forza Italia, contro l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci.

Ed ancora, con gli accorpamenti della Soprintendenze, con i consiglieri regionali e onorevoli aquilani schierati contro quelli teatini, anche qui con un rompete le righe all’interno dei partiti, in nome della difesa dei rispettivi bacini elettorali.

Il botto che lacererà gli schemi partitici, a favore della fedeltà al campanile, si prevede, sarà l’imminente rivoluzione del riordino della rete sanitaria, con la costituzione della Asl unica, l’accorpamento di reparti, il ridimensionamento di questo o quell’ospedale.

Chi già si muove non da ora come battitore libero e come tessitore di nuove aggregazioni è Gatti, che, forte del suo molto consistente bagaglio di voti nel Teramano, tesse alleanze trasversali assieme al suo amico Gerosolimo innanzitutto, e ad altri rappresentanti politici dell’Aquilano, che sarà anche suo bacino elettorale con il collegio unificato, ma dove non ha certo la presa elettorale che ha nel suo territorio di appartenenza. 

Osservatorio privilegiato di queste manovre sono le elezioni amministrative di Roseto (Teramo), dove Gatti era stato accusato inizialmente di voler sostenere addirittura il candidato del Partito democratico Sabatino Di Girolamo, sostenuto in primis dal deputato Pd Tommaso Ginoble, grande storico avversario del presidente della Regione D’Alfonso che invece appoggerebbe la neo dirigente regionale Rosaria Ciancaione, l’altra candidata del centrosinistra, appoggiata anche dall’onorevole di scelta civica Giulio Cesare Sottanelli, che è anche presidente di Abruzzo civico da cui sono usciti Gerosolimo e Olivieri, lasciandogli in mano una scatola vuota.

Anche Sottanelli, che non può certo contare sulla spinta di un partito, Scelta civica, che esprime percentuali da prefisso telefonico, si guarda intorno, in cerca di nuovi lidi, forte di un pacchetto di voti del tutto rispettabile.

A Roseto in fin dei conti la partita è tra Sottanelli e Ginoble, e i partiti a ben vedere giocano un ruolo da comprimari.

Spostandoci nell’Aquilano, altro esempio di come sia in corso un riposizionamento della politica regionale, oltre i partiti, è la crisi al comune di Avezzano, dove la maggioranza di centrosinistra di Giovanni Di Pangrazio si regge grazie ai transfughi dell’opposizione di centrodestra, da quando lo stesso Di Pangrazio ha nominato assessore Daniela Stati, ex consigliere regionale di Forza Italia, poi passata con Fli e nel campo del centrosinistra, candidandosi con Abruzzo civico.

Decisione che ha portato ad abbandonare in segno di protesta la maggioranza ben cinque consiglieri.

E sullo sfondo, questa l’accusa del Nuovo centrodestra avezzanese, ci sarebbe anche un evidente patto di non belligeranza tra Di Pangrazio e Forza Italia.

Anche qui in vista di inediti contenitori politici trasversali, per le prossime elezioni.