L’AQUILA L’assessore regionale alle Attività produttive, Mauro Febbo, lancia un ultimatum: il nodo della fusione tra le Camere di Commercio di L’Aquila e Teramo va sciolto entro un tempo massimo di una decina di giorni.
Una volontà che sarà esplicitata venerdì al presidente della Camera teramana, Gloriano Lanciotti, che sarà convocato per un incontro chiarificatore.
È quanto emerso nel corso di una riunione convocata dallo stesso Febbo a cui hanno preso parte consiglieri e assessori regionali.
L’idea è quella di costringere Lanciotti a prendere una posizione, dopo mesi di estenuante tira e molla: o ritirerà la delibera con cui anche la Camera teramana ha sancito la volontà di fusione o, al contrario, il governatore Marco Marsilio è pronto a firmare il decreto che farà nascere la Camera unica del Gran Sasso.
Un processo che sembrava avviato naturalmente a conclusione e invece si è arenato nella scorsa primavera quando dal versante teramano sono emersi i primi dubbi con contestuale richiesta di sospensione dell’iter. Dall’Aquila è arrivato fin dal primo momento un secco “no”. Le due posizioni sono notevolmente irrigidite.
Le due Camere avevano presentato al Ministero dello Sviluppo economico, separatamente, le delibere con cui stabilivano la fusione, con sede legale all’Aquila e secondaria a Teramo.
Il via libera definitivo sembrava alla portata anche perché il Ministero aveva addirittura emanato un apposito decreto di istituzione della Camera unica, datato 27 gennaio del 2017.
Il presidente della Camera teramana, Gloriano Lanciotti, supportato da alcune importanti componenti territoriali, comprese l’amministrazione comunale e l’Università, aveva chiesto ufficialmente la sospensione, facendo leva anche sul giudizio pendente, in sede di Corte Costituzionale, rispetto all’intero impianto normativo della riforma Renzi che ha previsto il taglio, netto, delle Camere italiane, da 105 a 60.
Verdetto ancora da formulare. Teramo ha fatto marcia indietro, probabilmente per timori sulla questione della sede legale all’Aquila e del taglio della governance. Febbo, visto lo stallo, aveva attivato l’opera di mediazione una volta insediato in Regione dopo il successo elettorale.
Si era arrivati, dopo un botta e risposta piuttosto aspro con L’Aquila, a una nota più conciliante di Confcommercio Teramo, a firma di Giammarco Giovannelli: “Pur non avendo alcun pregiudizio nella valutazione di eventuali, future, opportunità di accorpamento (peraltro auspicate dagli indirizzi normativi dello Stato Italiano), non possiamo ignorare il quadro che si è delineato. Abbiamo il dovere e l’obbligo di tutelare e difendere gli indiscutibili diritti di produttività e rappresentatività delle economie teramane recentemente emersi da dati certi e condivisi”.
Da quel momento, era giugno, quasi nulla è accaduto. Ma ora la Regione vuole chiudere la partita, in un senso o nell’altro. Nonostante le tante critiche, infatti, la Camera teramana, oggi, non ha ancora revocato la delibera di fusione.





