SULMONA – “C’era un progetto alternativo che prevedeva altri programmi. Due consiglieri del mio partito che decidono di mandare a casa il loro sindaco evidentemente hanno in mente un’altra azione che non conosco e conosceremo sicuramente nei prossimi giorni”.
Così il sindaco di Sulmona, Peppino Ranalli, all’indomani della decisione di nove consiglieri comunali di rassegnare le dimissioni e, di conseguenza, interrompere anticipatamente la sua esperienza amministrativa, come accaduto altre quattro volte negli ultimi quindici anni.
“Prima avevano garantito al partito la volontà di lavorare per la risoluzione della crisi, poi a sorpresa si sono accordati con la minoranza per dimettersi e mandarmi a casa. La situazione è grave perché chi ha fatto cadere questa amministrazione sono il capogruppo e il segretario del circolo di Sulmona del Pd che io stesso ho eletto”.
È stato uno sfogo a tutto campo quello del sindaco Ranalli mandato a casa ieri sera da 9 consiglieri comunali di cui due del suo stesso partito il Pd. Con calma ha ripercorso le tappe di queste ultime settimane segnate dalla crisi,riportandole anche nella lettera indirizzata a tutti i cittadini.
Circondato nella sua stanza al primo piano di palazzo S.Francesco da “coloro che mi hanno sostenuto fino adesso e con cui continuerò a viaggiare in maniera coesa, guardando anche al futuro”. Facendo capire, in sostanza, un’ipotetica formazione per le prossime elezioni amministrative. Infatti erano presenti ex amministratori ed esponenti di Sel, del Psi e del Pd.
Dal suo discorso emerge che il nodo cruciale della crisi sia stato quello del progetto di riorganizzazione della macchina comunale.
“Alla riorganizzazione degli uffici ci aveva già provato l’ex sindaco Franco La Civita, ho notato che c’era necessità di intervento per un’organizzazione che distinguesse tra programmazione e gestione, una situazione che probabilmente non era condivisa da una parte del Pd tanto che due assessori non hanno più partecipato alle giunte”.
“Quando pensavo ad una giunta tecnica di alto profilo, volevo avviare un discorso di condivisione, perché non me la sono sentita di portare direttamente in consiglio quelle persone che avevano dato la loro disponibilità e (che ringrazio), senza averle presentate prima alle stesse forze politiche che dovevano approvare quella soluzione, evidentemente non c’era proprio la volontà di fare la giunta tecnica, perché probabilmente c’era un disegno diverso e accordi diversi, da parte di chi lavorava ad un progetto alternativo che per ora non conosco e che ha portato alla fine anticipata del mandato”.
In sostanza, ha fatto capire che mentre lui lavorava alla giunta tecnica, altri tra i quali i due consiglieri comunale del Pd, raccoglievano firme per le dimissioni. Senza tralasciare il fatto che molti dei papabili assessori contattati rifiutavano, bloccando di fatto la situazione. Un problema di carattere legislativo.
“Non mi sono dimesso perché per legge avrei dovuto prima ricostituire una giunta, per poi rassegnare il mandato”.
Con la fine anticipata del mandato il sindaco ha fatto rilevare che “la città subirà uno stop nella soluzione più rapida dei suoi problemi, non sarà più rappresentata, ad esempio nel comitato ristretto dei sindaci dell’Asl”.
E ha continuato ricordando: “Ho voluto riportare la città nei circuiti regionali, da cui era stata isolata, soprattutto per questioni aperte come tribunale, ospedale e metanodotto”. Nè va dimenticato l’appuntamento che attende la città per la primavera 2017 con il Bimillenario Ovidiano. Subito dopo la conferenza stampa il sindaco ha contattato il prefetto Francesco Alecci, mettendosi a disposizione fino all’arrivo del commissario prefettizio previsto per la prossima settimana.






