SULMONA – Senza pace la città di Sulmona (L’Aquila) dove non c’è stata amministrazione, negli ultimi quindici anni, che non abbia deflagrato prima della conclusione naturale del mandato o che non abbia comunque vissuto continue e laceranti divisioni.
Le divisioni interne al centrosinistra stanno portando ancora una volta al fallimento della giunta, stavolta guidata da Giuseppe Ranalli. Il sindaco ieri ha azzerato l’esecutivo, dopo giorni di continue tensioni innescate da alcuni uomini forti della politica cittadina, primi fra tutti l’assessore regionale Andrea Gerosolimo, e l’ex sindaco Bruno Di Masci, che tiene in mano il Pd locale decidendo, di volta in volta, le sorti delle amministrazioni.
Nella confusione generale, tra riunioni più o meno segrete, patti stipulati nello studio professionale di Gerosolimo, volontà di estromettere Ranalli, si è anche fatta strada l’ipotesi di andare al voto a primavera. Se nove consiglieri si dimettono in contemporanea entro il 24 febbraio, infatti, si decreterebbe lo scioglimento del Consiglio comunale e il ritorno alle elezioni nel prossimo mese di maggio. E all’opposizione ce ne sono già sei, ne basterebbero dunque altri tre.
Così ieri si sono ritrovati a pranzo a Pescara, Ranalli, Gerosolimo, e il presidente della Regione Luciano D’Alfonso con il segretario del Pd Marco Rapino. Da quel convivio sembra sia uscita la linea di azzerare la Giunta per provare a ricomporre la coalizione.
Di “teatrino nel centrosinistra che la città non merita”, ha parlato la responsabile provinciale di Forza Italia Antonella Di Nino, per la quale “la pantomima mortifica i cittadini di Sulmona. Se questa è la politica che avrebbe dovuto guidare Sulmona allora troppo tempo si è perso per capire che non vi erano i presupposti. Invece di andare a difendere le ragioni di un intero territorio, gli odierni amministratori sono andati a sedersi a Pescara nel vano tentativo di rispolverare la vecchia politica della prima Repubblica”





