SULMONA – “Non si può non denunciare il fatto che la Giunta e il presidente della Regione Abruzzo Luciano D’Alfonso in primis, hanno mostrato un atteggiamento politico passivo nei confronti del governo di Matteo Renzi, il quale ha attualmente in mano le sorti della battaglia sul mostruoso progetto Rete Adriatica di Snam”.
Lo scrivono in una nota Maurizio Acerbo, ex consigliere regionale, oggi nella segreteria nazionale Rifondazione Comunista – Sinistra Europea, Giacomo De Fanis, membro del coordinamento nazionale dei Giovani Comunisti, e Francesco Marola, segretario del Prc della provincia dell’Aquila.
“Le recenti dichiarazioni messe per iscritto dal presidente D’Alfonso – dichiarano gli esponenti del Prc – in una nota al governo, e la precedente ‘apertura’ con atto di Giunta alla realizzazione di una ipotetica, e quanto mai fantomatica, centrale ad alimentazione elettrica, tradiscono la reale posizione del governo regionale, il quale non solo non intende alienarsi le simpatie di Renzi, ma intende assecondare gli interessi di Snam sul suo territorio!”.
“Rifondazione Comunista e Giovani Comunisti – affermano ancora Acerbo, De Fanis e Marola – confermano il proprio sostegno ai comitati, ai cittadini, alle associazioni che oggi manifestano. Da otto anni partecipiamo a questa lotta per impedire la realizzazione del mostruoso progetto Rete Adriatica di Snam. È pienamente legittimo il totale rifiuto da parte della popolazione della Valle Peligna nei confronti di un’opera che non ha nulla a che fare con l’interesse generale del Paese”.
IL RESTO DELLA NOTA
L’alta valenza culturale, archeologica, enogastronomica, paesaggistica e ambientale del sito, unitamente all’elevatissimo rischio sismico presente lungo tutto il tracciato dell’opera, e ai numerosi rischi per la salute e l’incolumità pubbliche rilevati, configurano una vera e propria aggressione da parte della Snam e dei suoi alleati politici, ai danni dell’entroterra abruzzese.
Nonostante infatti, i cittadini della Valle Peligna si siano espressi tramite tutti i livelli istituzionali, sempre all’unanimità, la volontà del territorio continua ad essere ignorata dal governo Renzi esattamente come dai precedenti, i quali, sempre per bocca dell’ex sottosegretario, ora viceministro al Mise, Claudio De Vincenti, del Partito democratico come D’Alfonso e Renzi, non hanno mai dato attuazione alla risoluzione della Commissione Ambiente della Camera dei Deputati del 26 ottobre 2011 che prevedeva la delocalizzazione del progetto a causa delle rilevate incompatibilità e l’istituzione di un tavolo tecnico-istituzionale per lo studio di un’alternativa concreta al progetto. Il tavolo non si è mai concretizzato per responsabilità del governo.
La Regione Abruzzo poi, ha prodotto negli anni ben 7 deliberazioni di contrarietà all’opera, negando l’intesa col governo in sede di conferenza dei servizi per la centrale, necessaria alla sua realizzazione.
E pensare che due, tre anni fa, il Pd attaccava l’arrendevolezza dell’allora presidente della Regione Abruzzo, Gianni Chiodi, di centrodestra.
È in atto un tradimento ai danni della popolazione!
Il presidente D’Alfonso, il vice presidente Giovanni Lolli, gli assessori Mario Mazzocca, Andrea Gerosolimo e tutti gli altri responsabili politici della vicenda, non facciano il gioco delle tre carte.
La Regione ha il dovere di confermare il diniego dell’intesa al progetto, e di esigere a gran voce che si istituisca il tavolo tecnico per ridiscutere di metanodotto e centrale nel loro complesso!
Il sindaco di Sulmona (L’Aquila), Giuseppe Ranalli, mostri la schiena dritta con la Regione, e ascolti la voce della sua cittadinanza mettendosi in testa alla protesta, chiamando a raccolta tutte le forze politiche, le realtà culturali e sociali, i portatori di interesse, per combattere assieme con proposte unitarie questa battaglia per la dignità e il futuro dell’Abruzzo!
Noi, dal canto nostro ci siamo sempre stati, e continueremo ad esserci!
La battaglia su Centro Oli e Ombrina dimostra che si può costringere il governo a fare marcia indietro.





